sabato 9 dicembre 2023

MARCO CASTELLO E LA SUA MUSICA, UN TOUR DA FAVOLA

Marco Castello - Copertina dell'album "Pezzi della sera"


   Era "Beddu" e contentu dell’accoglienza e della platea piena del Locomotiv Club di Bologna, Marco Castello. Si sentiva in un ambiente caldo, come quello che lo aveva accolto ed applaudito nell’ottobre del 2021.

   Ora noi non vogliamo raccontarvi, tediandovi, la serata, il concerto. Accenneremo ai brani, alla scaletta della serata solo en passant, invitandovi ad andare ad ascoltarlo, live, oltre che sulle piattaforme e nei dischi con una buona cuffia per goderne appieno.

   Consideriamo i “Pezzi della sera”, con l’etichetta Megghiu suli,  una conferma delle qualità musicali venute fuori con “Contenta tu”, uscito con 42 Records in Italia. Una conferma nel senso che il secondo disco non tradisce le aspettative del primo, ma nello stesso tempo diciamo che “Pezzi della sera” è un album di transizione, e ci aspettiamo ulteriori conferme di questa freschezza musicale e creativa che lascia ben sperare per il futuro, che tanta gioia sta trasmettendo in chi lo ascolta sia live o, come accennavamo, in cuffia.

da sx Leonardo Varsalona (tastiere), Pietro Selvini (sax contralto-baritono), Stefano Ortisi (sax tenore), Lorenzo Pisoni (basso), Marco Castello (chitarra), Giuseppe Molinari (batteria) 

   Il concerto si è aperto con “Porci”. Marco ha salutato e ringraziato per il sold out della serata ed anche per quella del giorno dopo, sempre a Bologna e per quelle precedenti di Milano e Pisa. La scaletta della serata ha alternato brani di “Contenta tu", il primo album che continua ad andare a mille (in sala già prima del concerto le copie disponibili erano già esaurite),  e quelli de “I Pezzi della sera”: Porci, Beddu, Polifemo, Dracme, Pipì, Narrazione, Cicciona, Dopamina, Sul serio, Marchesa, Palla, L’ultima luna (L. Dalla), Empireo, Copricolori. Poi al richiamo sul palco, per i bis, con i cori per il brano Torpi, ha concluso la serata con i brani Luca, Torpi, appunto, e Melo. Quel crogiuolo musicale del primo album si è trasformato in certezza. Lo spettacolo è stato di alto livello. 

   La musica offerta accontenta vari gusti musicali perché riesce a mettere insieme sound e stili diversi amalgamati bene in groove accattivante, fatto di ballad, ma anche di tanto soul, jazz, bossa, funky, sfumature reggae, da un brano all’altro.  

   I testi, la scrittura di Marco, ora leggera, ora autironica, ora profonda tocca svariati temi: dalla freschezza dei ricordi di un mondo giovanile/scolastico (come in Porsi, Torpi, Villaggio), ad una lettura cruda della realtà della sua città (come in Empireo risolti, Narrazione, Sul serio), di colpo può diventare specchio in cui chi ascolta riesce a riflettersi e poi leggere e riscontrare cose simili nella propria esperienza di vita. Ecco perché diciamo che adesso le aspettative solo altre per lui e per noi, ma anche per i suoi amici musicisti che lo stanno accompagnando in questa crescita musicale. 

  

 Una visione idilliaca-bucolica-futurista, di Siracusa, per nulla rassicurante, come dice Marco in questo poster. 
   

   Oltre ai musicisti che erano sul palco, a partire da Stefano Ortisi, insieme a Marco hanno curato gli arrangiamenti di “Pezzi della sera”, vogliamo fare cenno al suo piccolo clan di amici, a partire da Luigi Orofino (La Comitiva e I Calafatari), a Peppe Siracusa (I Calafatari), a Federico Zanghì e Rodrigo Patti ( Team), con cui sta girando nei teatri italiani per farsi conoscere ed apprezzare sempre di più.  

   La sua capacità creativa si condensa nel fatto che ha saputo fondere e dosare tutta la musica che aveva assorbito fin dall’infanzia, cioè quella degli anni ’70, ’80, ’90, quella dei cantautori, ma anche quella jazz, figlia del suo corso di laurea in tromba jazz, senza disdegnare di saper attingere al patrimonio culturale di musica e cultura etnica. 

   Per prima, come lui ha detto in tante interviste, ha creduto in lui Erlend Øye, dei Kings of Convenience, che lo ha voluto con lui nel gruppo “La Comitiva” con cui ha girato il mondo. Come una spugna da questa esperienza ha assorbito tantissimo e poi ha cominciato, un poco alla volta, a farlo uscire fuori e miscelarlo con il suo talento. Erlend, per esempio, già nel 2018 gli ha lasciato il palco, da solo, a Berlino e lui fra un ingenuo imbarazzo e le sue qualità ha catturato pienamente il pubblico del teatro. Lo stesso Erlend lo ha spinto a pubblicare il primo album solista e da lì è nato questo percorso di crescita continua. Poi anche le altre esperienze musicali, come lui racconta, non sono da meno, a partire da Colapesce-Dimartino, Fulminacci, Nu -Genea, Mace ed altri.

             La Comitiva da sx Marco Castello, Erlend Øye, Luigi Orofino, Stefano Ortisi

   Torniamo per un momento, anzi per due momenti, alla sera del 4 dicembre. Il primo. Il  concerto è stato, partecipato, pieno di calore e di allegria. Il momento più bello e musicalmente intenso? Alla fine del brano Marchesa. In quei momenti fatti di millesimi di secondi, prima che parta il brano successivo, si incrociano sguardi, ci sono ancora note nell'aria che emozionano, non se ne vanno via subito. I musicisti si preparano, si predispongono per il prossimo brano in scaletta che sarà “Palla”.

Questione di attimi, sotto il palco un piccolo gruppo intona il ritornello di "Marchesa", un secondo dopo tutta la sala si accoda:

E poi
per un mese
chiusi in casa
con Agnese
di Cirasa
come Lola
tutta bianca
tutta rosa

e poi di nuovo. Il gruppo riprende il ritornello, lo si esegue, insieme, ancora due volte, in un tripudio crescente fatto di gioia ed intensità. La verità secondo noi sta qui. Il gruppo quando esegue questo brano riesce a trasmettere al pubblico tanta, tanta energia ed una spiegazione c'è. Loro stessi avevano risposto, individualmente, in una intervista di settembre  2021, al concerto di Gubbio,  che   fra i  brani dell’album “Contenta tu”, quello che "sentivano" e che a loro piaceva di più suonare era proprio “Marchesa”. 

   Il secondo momento del concerto è legato all'esecuzione di una cover, dedicata a Lucio Dalla, "L'ultima luna" arrangiata magistralmente da Marco e dal gruppo. Marco, come nell’ottobre del 2021, si sentiva di nuovo ben accolto. Allora dedicò, chitarra e voce, a Lucio, “Siamo dei” e, come allora, il pubblico ha apprezzato. Alla fine dell'articolo fra i link che proporremo di rivedere, troverete anche questo brano. 

   Prima di andare a chiudere questo articolo un breve passaggio sul rapporto che ha Marco con la tradizione e le espressioni dialettali che intersecano i suoi testi. Intanto diciamo che la sua tesi di laurea in tromba jazz è passata anche attraverso lo studio di un grande conoscitore delle tradizioni siciliane e uomo di grandissima cultura. Stiamo parlando di Salvatore Uccello. Marco ha musicato, con una base jazz e voce (cerca e guarda nei link in basso), un testo della tradizione contadina, passionale e amoroso, con una sorta di invocazione a Dio, come tramite, per realizzare un sogno, Addìu", dell'album "Contenta tu". Poi una antica ninna nanna siciliana, "Avò", arrangiata a suo modo, qui, insieme al gruppo "I Calafatari". 

  (fonte Video Trippa) da sx, Luigi Orofino, Peppe Siracusa, Marco Castello, Marco Cappuccio, Danny Bronzini, di spalle Stefano Ortisi

 Per ultimo vi vogliamo segnalare, una versione dell'aria della Cavalleria Rusticana "O Lola ch'ai di latti la cammisa", per chitarra e voce.

   Quando ascolti e senti che la musica è bella, unita ad una voce che sa accompagnare e valorizzare le parole del testo, incontra i tuoi gusti musicali, il corpo si muove senza che gliel’abbia comandato….... Poi, poi, se, in aggiunta, dentro il testo trovi espressioni dialettali/gergali che ti sono sempre frullate dentro, non se ne sono mai andate e riescono ad esprimere un piccolo/grande mondo in cui ti riconosci….. e allora dillo che sono belle canzoni.   

       da sx Leonardo Varsalona, Pietro Selvini, Stefano Ortisi, Marco Castello, Lorenzo Pisoni, Giuseppe Molinari

    Anzi a proposito di come “Porsi” nei riguardi della grammatica italiana, abbiamo molto apprezzato questo passaggio che riflette un pensiero di Marco.


……............  MA CHE BEL CASTELLO MARCO NDIRO NDIRO NDIRO  NDÀ.


Salvatore Spallina

Marco Castello è nato a Siracusa nel 1993. Si è laureato ai civici corsi di jazz della scuola Claudio Abbado di Milano in tromba jazz. Suona la tromba, la batteria, il piano, predilige la chitarra, sa cantare e scrivere canzoni.

I link:

https://www.youtube.com/watch?v=Dqvv4qRGYTE

https://www.youtube.com/watch?v=J5i4Lf-Rfog

Marco Castello - cover L'Ultima Luna @ Bologna (4-12-2023)

https://www.youtube.com/watch?v=mZ40f945cLU  

Marco Castello e i Calafatari - Avò Live @ Alcazar 2023

https://www.youtube.com/watch?v=_ZfB_kwLfKw

da Cosa diavolo ci faccio qui –  dal minuto 15, 01 una versione live  di Addìu, poi dal minuto 49,50 da Cavalleria Rusticana "O Lola ch'ai di latti la cammisa"

https://www.youtube.com/watch?v=BwbBHJgDRjs

Addìu, dall'album "Contenta tu"










mercoledì 13 settembre 2023

MISCELARE NOTE MUSICALI CON I CINQUE SENSI ED I VERSI DEGLI ANIMALI PIÙ CONOSCIUTI DAI BAMBINI PER IMPARARE L’INGLESE

                                        

                                         

       Il prof Charles Googder


Teatro Mazzacorati 1763






 Nel piccolo gioiello, qual'è, il Teatro Mazzacorati, in via Toscana, 19, a Bologna, nel pomeriggio di ieri, si è svolta la lezione/spettacolo del prof.  Charles  Goodger. L’incontro aveva pure uno scopo benefico a favore di alcuni comuni alluvionati nel maggio scorso.

   Il Teatro della Villa Aldrovandi, bellissimo, piccolo, ma sempre in attività, inaugurato il 24 settembre 1763, non ha mai smesso di ospitare degli spettacoli, come si evince da questo calendario.  



   Ma veniamo alla lezione del prof. Durante l'incontro,  ha spiegato ai nonni, ai genitori ed ai ragazzi stessi, interagendo in continuazione con loro, come relazionare, mettere insieme parole e musica. Entrato in punta di piedi e con un ginocchio poggiato a terra, per stare alla stessa altezza del viso dei bambini, il prof è partito dai cinque sensi, interagendo in italiano ed inglese e stimolando i bambini a pronunciare i sostantivi e verbi in inglese, così come  i nomi degli animali. 

 

                       La locandina dello spettacolo


   Come si vede bene, nel link di questo breve video dimostrativo sulla lezione https://youtu.be/RF8vI3Lp0sc, nonni, mamme, papà, al pari dei bambini restano coinvolti. Poi, ha spiegato a voce, il professore Goodger, che quando tutto sarà sedimentato nella memoria dei bambini e successivamente comincerà ad essere destrutturato, frammentato, la mente, continuando ad apprendere ed espandere l’esperienza linguistica della lingua inglese, utilizzerà i singoli sostantivi, i verbi associati a quei sostantivi e li trasferirà in altri contesti di conoscenza, allargando così il patrimonio culturale e linguistico acquisito.












   A conclusione del pomeriggio il prof ha invitato a visitare il relativo sito, come si vede nel manifesto/locandina, e a scaricare tante altre canzoncine elaborate con lo stesso criterio e con musiche originali. Imbracciata la chitarra riprende alcuni motivi eseguiti prima coinvolgendo tutti i presenti.

   Perché, per chi non lo sapesse, il professore è un musicista a tutto tondo con decine ci canzoni registrate presso la SIAE e tiene spesso delle serate musicali o accompagna cantanti in tournée o in commedie musicali.


Salvatore Spallina


                             


giovedì 8 dicembre 2022

“NOI SIAMO UN’OPERA LIRICA, CIASCUNO DI NOI È UN’OPERA LIRICA” - Vito Mancuso



   "Noi siamo un'opera lirica, ciascuno di noi è un'opera lirica". Non è il titolo dell'ultimo libro del professore Vito Mancuso, è il passaggio di un ragionamento con il quale il professore ha concluso un interessante incontro, martedì u.s., nell’oratorio Santa Cecilia di via Zamboni, a Bologna, nell’ambito degli eventi proposti dal Teatro Comunale di Bologna. 

                                              da sx  Fulvio Macciardi e Vito Mancuso

   L’evento, come ben s’addice al valore semantico dell’espressione in sé, ha offerto dei contenuti stimolanti ed una bellezza che è andata oltre la locandina di presentazione. Andiamo a dirlo subito. 
   I pensieri espressi dal professore Vito Mancuso, ben collegati ai temi della musica e dell’opera, in generale, si sono intrecciati, con tre arie di grandi opere di Giuseppe Verdi: da Un ballo in maschera, “Eri tu che macchiavi quell’anima”, da Otello, “Ave Maria”, da Rigoletto, “Cortigiani vil razza dannata”.

  Dopo una breve presentazione del professore Mancuso, teologo, filosofo, scrittore, da parte di Fulvio Macciardi, sovrintendente presso Teatro Comunale di Bologna e Presidente ANFOLS (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche), il professore  ha esordito dicendo che non sarebbe entrato nei dettagli delle singole opere liriche. Prima perchè convinto che i presenti all'incontro sarebbero stati più esperti di lui nel merito e poi perchè voleva coinvolgere l'uditorio in un percorso di relazioni nelle quali l'animo umano si intreccia con la musica, ovvero l'anima è la musica stessa.

   Il Sovrintendente Macciardi presenta il primo intervento musicale della serata.


 il pianista Albert
o Rinaldi e il baritono Tong Liu (nella parte di Renato) eseguono "Eri tu che macchiavi quell'anima", da "Un ballo in maschera"  


   Un'opera racchiude in sè la libertà, perchè la musica è libertà, dice il professore Mancuso. Il dualismo fra Bene e Male è solo apparente. Infatti in un'opera lirica tre sono gli elementi, i componenti fondamentali: la musica, il testo, il movimento, inteso come scena teatrale, dove si svolge il dramma, però “la musica è decisiva”. Noi dobbiamo capire se la musica ci trasmette qualcosa di quello che intendiamo per Bene e per Male. È vero che la musica sgorga da una cacofonia di suoni, da lì si trasforma, ci trasforma e ne vediamo il suo sviluppo come Bene. Allo stesso modo per Male dobbiamo intendere la disgregazione della realtà, il ritorno al caos, ai conflitti fra persone e popoli, alla guerra che tutto travolge nei suoi fini insensati.

   Il pubblico è preso e partecipe e trasferisce queste sensazioni in lunghi appalusi. Anche il sovrintendente Macciardi intende seguire questo percorso esplicativo e si limita a presentare, senza accennare a contenuti, il secondo momento musicale.


il pianista Alberto Rinaldi e il soprano Chiara Guerra (nella parte di Desdemona) eseguono "Ave Maria" da "Otello"



   Nel secondo e conclusivo intervento del professore Mancuso tanti sono i riferimenti storici degli intrecci fra l’anima dell’uomo e la musica. Da Confucio a Platone, da Mozart a Beethoven, da Cajkovskij a Nietzsche, compreso il suo amico Lucio Dalla che lo volle alla presentazione dell’album “Dalla”, uno dei più belli, e del quale ha ricordato la straordinaria capacità creativa. La musica ci concilia con la vita. “Tutto è stato composto, ma non trascritto - dice il professore”. Perché è proprio nella “nuova” trascrizione che il musicista trasferisce la parte più nobile del suo spirito creativo.  “Noi siamo un’opera lirica, ciascuno di noi è un’opera lirica”. Il sovrintendente annuncia l’ultima aria in scaletta.


il pianista Alberto Rinaldi e il baritono Tong Liu (nella parte di Rigoletto) eseguono "Cortigiani vil razza dannata" dal "Rigoletto"




                                  I tre artisti Alberto Rinaldi, Chiara Guerra, Tong Liu



Salvatore Spallina


























domenica 27 novembre 2022

GIRAMONDO - RACCONTI DI VIAGGIO IN SCENA






    Nel piccolo bijoux del Teatro del Navile - Spazio Arte - di via Marescalchi,2/b, 
 a Bologna, è andato in scena la prima di uno spettacolo nato da una folgorazione artistica. Per folgorazione intendiamo quell'atto nel quale le idee nascono come un bagliore nella mente di un artista, però hanno la completezza di un’opera compiuta, viene partorita in quell’istante ed aspetta solo la propria esplicazione, de facto, cioè quella di andare in scena. 


                                                   L'attore e regista Nino Campisi


   Questo atto è scoccato nella mente di Nino Campisi, regista e attore, nonché direttore del Navile, durante la presentazione del libro “Giramondo”, Giraldi Editore, 2021, di Gianluigi Schiavon, circa sette mesi fa, come ci ha detto lo stesso Schiavon alla fine dello spettacolo.

   Il libro di Schiavon contiene 44 racconti, alcuni molto brevi, altri di alcune pagine. Nino Campisi ne ha scelti 11 ed ha pensato ad una messa in scena recitata del testo di Schiavon da accompagnare con una performance musicale in stretta relazione con i contenuti recitati. A questo compito sono state chiamate due voci: quella brillante di Barbara Truzzi e quella suadente di Charles Goodger, che con il piano elettrico e la chitarra ha completato l’orchestrazione dei brani scelti, anche con musiche originali dello stesso Goodger. Regista e musicisti si sono avvalsi della collaborazione di Antonio Ricossa, come aiuto regista.

                                                               La copertina del libro

      Il gradimento dello spettacolo è un crescendo.  I musicisti hanno cominciato a coinvolgere il pubblico con qualche ritornello famoso come quello di “Centro di gravità permanente” di Franco Battiato. La voce narrante di Nino Campisi, entra via via nei personaggi, nelle storie che stava a raccontare, anche nelle più piccole sfumature.  I toni della sua voce cominciano a trasmettere al pubblico i cambi di ambientazione nei quali si svolgono i racconti. Il mappamondo compie il suo lento giro spinto dalle storie trasferite in scena.

   Brasile, Norvegia, Italia, Stati Uniti, Francia, Russia ed altri luoghi della Terra. Schiavon ha ambientato in tante città le sue storie, arricchite da tanti particolari, dalla sua capacità di raccontare, di immaginare, di saper cogliere "lo spirito" del popolo, del posto dove il racconto è ambientato. Ha anche accompagnato tutto ciò con una meticolosa, puntuale, minuziosa descrizione dei luoghi, vera come una foto. Semplicemente perché, ogni luogo descritto lo aveva calpestato e trascritto nel suo taccuino da reporter.

Charles Goodger e Barbara Truzzi

  Delle undici storie raccontate in scena noi vogliamo far cenno, per questioni spazio, solo a due racconti, lasciando ai lettori l'opportunità di poter seguire dal vivo gli altri racconti non appena passeranno nel cartellone del Teatro del Navile (Nino Campisi ci ha assicurato che ci saranno delle repliche).

   Marsiglia. Jean Luis Duanel è un inafferrabile rapinatore seriale di gioiellerie. Nei suoi colpi indossa, rigorosamente, scarpe verdi e gialle. Ruba solo i contanti dalla cassa, ma arraffa sempre un gioiello di pregio da regalare alla sua amata Miranda. Nell’ultima rapina viene ferito, ma riesce a fuggire lo stesso, porta il gioiello alla sua amata e visto che si trova in una pista da ballo, balla un tango appassionato con Amanda, continua a perdere sangue fino allo sfinimento, stramazza a terra. Sopraggiunge la polizia e finalmente le scarpe verdi e gialle comunicheranno al Commissario di polizia che la caccia al ladro è finita per sempre. Charles Goodger e Barbara Truzzi cantano il tango "La cumparsita" di Gerardo Matos Rodriguez.

   Mazara del Vallo. Samir è un migrante tunisino, cammina sulla spiaggia, porta sulle spalle uno squalo di plastica. I turisti lo guardano. Lui spera di poter vendere lo squalo a qualche bagnante. Ma i suoi pensieri corrono al momento del suo salvataggio in mare da parte dei pescatori di Mazara. Sta guardando di fronte a sé la costa tunisina, così nitida, così vicina. Un bambino lo richiama alla realtà e chiede quanto vuole per lo squalo, lui lo guarda, glielo vuole regalare, vede nei suoi occhi lo stesso sguardo del suo bambino, perduto laggiù negli abissi marini. Charles Googder e Barbara Truzzi intonano “Com’è profondo il mare" di Lucio Dalla.

      
                     da sx Charles Goodger, Barbara Truzzi, Nino Campisi

   Prima dello spettacolo, scambiando qualche battuta con Gianluigi Schiavon gli abbiamo chiesto quale dei suoi racconti aveva lasciato il segno in lui stesso. “Come con tanti personaggi che ho incontrato, anche solo per un attimo, ricamo, a volte cucio addosso loro sentimenti che in parte sono loro in parte sono miei. Mi trovo a Edimburgo, insieme a mio figlio, sulla Princes Street, vediamo sul marciapiede un uomo seduto sulla carrozzella – risponde –, spinge con le sue mani la propria carrozzina all’indietro e nel contempo trascina una enorme valigia a rotelle. Ogni tanto bloccava, tagliava la strada ad un passante, questo lo guardava, lui tirava fuori il bloc-notes, scriveva un foglietto e glielo consegnava. Nove volte su dieci la persona che leggeva il foglietto impallidiva. Allora ho guardato mio figlio e gli ho detto: questa è già una storia scritta. Non ho mai saputo il contenuto di quei biglietti, mi era bastata questa suggestione per immaginare che quell'uomo fosse un grande criminale che fingeva di stare sulla sedia a rotelle o che minacciava qualcuno di morte con quei biglietti. Ecco su questi spunti ho costruito il mio racconto".


                                      
                                                                 Gianluigi Schiavon

      

   Alla fine dell’incontro lo stesso Schiavon, ci ha comunicato che "Giramondo”, e i suoi racconti, con l’ausilio della Giraldi Editore, associato con un cd audio, è già presente in alcune biblioteche italiane sotto la forma dell’audio-libro per ipovedenti, questa è proprio una bella notizia.

        da sx Charles Goodger, Gianluigi Schiavon, Barbara Truzzi cantano Imagine

    Poi si è voluto regalare l’interpretazione, niente male, insieme ai due musicisti, di Imagine di John Lennon. Immancabili lunghi appalusi finali.



Salvatore Spallina

 

Teatro del Navile - Studio Arte - 

“Adottato da Lucio Dalla, e dai giovani cantanti della sua scuderia, la Pressing, il Teatro del Navile nasce come teatro di formazione e luogo ideale per musicisti, cantanti e giovani talenti”, come recita la didascalia nell’apposito sito del teatro.

                  Una parete del Teatro del Navile, dedicata a Lucio Dalla












sabato 29 ottobre 2022

IL MONDO VISTO CON GLI OCCHI, IL CUORE E LA MENTE DEI GATTI

 

      Nello Spazio Eventi, davanti alla Libreria Mondadori Bookstore, del Centro Commerciale di via Larga, a Bologna, si è svolta la presentazione del libro di Ida Rubino “Amici gatti”, Racconti di quartiere, Ed. Albatros, marzo 2022.

    L’autrice, una dottoressa cardiologa che ha operato all’ospedale di Lugo di Romagna, inizia a narrarci le sue storie a partire dal 2001, data dalla quale si è trasferita a Bologna, nel quartiere vicino allo stadio dall’Ara, dove da sempre giuoca la squadra del Bologna calcio.

                                        Ida Rubino dalla quarta di copertina del libro

   Dall’arrivo in città inizia la sua avventura, come amica dei gatti, perché, per quanto strano possa sembrare..... lei è stata “adottata dai gatti” del suo quartiere. Anzi, come lei stessa ha confessato durante la presentazione, da questo incipit l’intreccio reale della sua vita professionale con gli umani è cambiato profondamente perchè è stato modificato quando, in parallelo, questa è entrata in stretta relazione con il mondo di tanti micioni, micette e micetti. Tutto è cambiato..... sicuramente in meglio.

   Felicità, ansie, bisogni, fantasie ed amore ricambiato sono diventati un tutt’uno.

  Questa fusione di mondi ha reso la sua vita migliore. Ha intrapreso un viaggio fatto di allegria e tristezza, gioia e dolore dalla quale non sente la necessità di tornare indietro. Però fermarsi si, a meditare, per vedere come tutto è cambiato, perché adesso può guardare il mondo con altri occhi ed altre prospettive, come gli hanno insegnato i suoi amici gatti che hanno trasformato la sua vita e quelle di tante persone con le quali è entrata in contatto dal quell’inizio in poi. Questo ci ha confessato alla fine della presentazione del libro.

           

  Un micetto vero da adottare - I calendari da tavolo e da appendere al muro 

   Noi in queste brevi note vogliamo esternare questo amore condiviso per questo animale speciale quale è il gatto.

   Vogliamo cominciare con le due dediche che l’autrice riserva “a Cinzia", che mi regalava libri e sorrisi”, amica cara che il destino ha chiamato a sé presto, troppo presto e con un proverbio Irlandese che a noi piace tanto: “A cat eyes are windows enabling us to see into another world” (gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere in un altro mondo). Di questo secondo mondo siamo in grado di testimoniare a nostra volta.

                                                 
                                                       
Ida Rubino

   Ida Rubino ha il merito di aver destinato gli introiti della vendita del libro alle tante associazioni che si occupano di gatti ed hanno bisogno della attenzione e del trasporto di tanti volontari e donatori per far vivere in maniera decente i tanti gattini di vari quartieri di tante città che hanno risposto al suo appello.

   Proprio in virtù di questo atto del donare e di amore riversato e ricambiato verso questo “mondo felino”, dopo aver iniziato questo piccolo/grande tour, sta continuando perché le richieste di presentazione del libro con la devoluzione del ricavato ha già raggiunto una ventina di associazioni.

                                                         Patrizia Franceschini

   Il libro, come abbiamo potuto constatare durante la presentazione di Patrizia Franceschini, è ricco di tante storie ed intreccia la vita vissuta di un quartiere popolare con le storie vere delle persone e quella dei gatti. Questi ultimi, ci racconta nel libro Ida, nei modi più impensati, riescono  ad entrare in relazione con gli abitanti. In tutte le stagioni, sia quando d’estate si vive in terrazza, nei balconi, in strada, davanti all’uscio di casa, che di inverno quando le relazioni passano attraverso i vetri delle finestre e dei balconi, in un multiforme mondo fatto da persone vere: ingeneri, casalinghe, impiegati, vedove, camionisti ed altra varia umanità e da tanti gatti, bianchi, grigi, neri, pezzati o con le stelline in fronte.

       Boris, parte maschile di "Officine Guitti", autore di musiche originali per il libro di Ida 

Le ragazze di "Officine Guitti" da sx, Anna, Paola, Angela


                                                         Angela, "Officine Guitti"

                                                          Anna, "Officine Guitti"


  La presentazione è stata abbellita dalla partecipazione di una piccola compagnia teatrale, “Officine Guitti”,  composta da Angela, Paola, Anna e Boris. Appunto, Boris ha elaborato, per l'occasione, delle musiche originali, che hanno accompagnato sul palco le ragazze prima della recita, anche a più voci, dei brani del libro. 
 

Altri piccoli lavori a mano componevano il tavolo del Gruppo Oasi Mici da adottare in Emilia Romagna cui Ida Rubino ha donato i proventi della vendita del libro.                     
                                                              

   Il libro è arricchito dai bei disegni, in bianco e nero, all’inizio di ogni capitolo, di Vania Bellosi. Poi non va  messo   in secondo piano, il capitolo del libro dedicato allo “Epistolario felino”. Trattasi, fra l'altro, del dialogo epistolare, molto interessante, divertente, a tratti commovente, fra Similpepe e Mamma Gatto. 

 L’epistolario è figlio della fantasia di Ida, non molto lontana da una realtà immaginata cui ha dovuto far ricorso dopo la morte di alcuni gatti. L'espediente letterario è stato lo strumento necessario per mantenerli in vita e poterli offrire ai lettori, ma anche agli abitanti che si erano molto affezionati a loro. Condito da sottile ironia, attraverso le lettere, questi felini innamorati continuano ad aggiornare i vecchi amici umani su una serie di eventi che li vedono ancora protagonisti. In una lettera c'è pure la trascrizione della famosa ricetta ORIGINALE della Torta di Mele di Nonna Papera, captata da una emittente telespaziale.  Non sembra vero ma  fungono da  portalettere due e più camionisti amici del gruppo originario di Miciolandia, nato intorno allo stadio dall'Ara di Bologna. 


   E poi un sindagatto, un sindacato virtuale dei gatti del quale Camilllo è il presidente, che ha tutta l’intenzione di voler svolgere un ruolo attivo a favore di una sorte di Miciolandia italica, diciamo noi, che dovrebbe mettere in relazione le comunità feline esistenti dentro le città al fine di coinvolgere dentro questo mondo, come una sorta di profilassi maieutica, il mondo degli umani pensando che tutto questo non può che portare  tanti benefici alle loro vite ed alle loro reciproche relazioni.


   Salvatore Spallina


   Ida Rubino, poliglotta, viaggiatrice solitaria, oltre ad amare e giuocare a basket è appassionata giocatrice di ping pong. È anche coautrice in Voci dalla Pandemia (Edizioni Medstage, 2021).