mercoledì 29 marzo 2017

SIRACUSA-REGGINA 1 a 1- ZEMAN HA STUDIATO CON PROFITTO











Siracusa-Reggina 1 a 1- Zeman ha studiato con profitto

Nelle interviste dopo il pari del Siracusa a  Melfi, nel Girone di andata, Andrea Sottil puntualizzò: “Mi sono stancato di regalare il primo tempo agli avversari”. Dopo l’1 a 1 con la Reggina di domenica scorsa “..nel primo tempo non abbiamo giocato bene ma non per l'avversario, perché gli errori sono stati nostri”. A nostro parere, il mister nel dopo partita ha addotto troppe scuse, e questo non è, nel suo carattere, nelle abitudini di Sottil, anche gli avversari ci studiano!!!  E Karel Zeman in settimana ha studiato bene gli schemi di Sottil e gli uomini che avrebbe potuto utilizzare per battere la sua Reggina, bisognosa d’ossigeno come un malato d’asma. Avrebbe potuto sostituire Longoni, a metà del primo tempo, in giornata no, ma ha avuto ragione nel tenerlo (ha bruciato nel tempo gli avversari per la zampata del pari, quattro minuti dopo il goal amaranto, su cross di Diakitè) o spostare al centro dei tre, dietro Scardina, Azzi ed assegnare a Longoni il compito di stare attaccato alla fascia esterna. Ma mister Sottil sa bene che lui, Longoni, tendenzialmente, non lo fa apposta, si accentra e avrebbe finito per intasare la parte centrale dell’attacco. E poi la partita era stata preparata perché Longoni stesse tra le linee avversarie. Questa cosa a Lucas riesce bene quando gli spazi fra le linee degli avversari si allargano, saltano o per stanchezza o per cattivo posizionamento tattico.  I 5 reggini dietro e i 3 di centrocampo non gli hanno permesso di giocare come sa e non lo hanno mai fatto girare, lui ha sempre dovuto appoggiare all'indietro ed ha sbagliato quasi tutti i palloni. Solo due volte, una nel primo tempo (aggredito da tre reggini si gira e tocca liberando Azzi ed una nel secondo tempo, prima di essere sostituito, ha materializzato ancora una volta la sua classe con un pallonetto che libera in aria Azzi mettendolo in condizione di andare a calciare a rete. Sottil al 15° del s. t. decide per l’ingresso di Catania. Emanuele dà meno punti di riferimento agli avversari e l’affiorare della stanchezza nella Reggina è coincisa con la fase di dominio del Siracusa. La Reggina solo al 33° del s.t. butta un pallone da fallo laterale dentro l’area di Santurro.  Però la diga reggina funziona. Gli azzurri sentono psicologicamente questa aspettativa della sesta vittoria che non arriva. Il goal del numero 18 amaranto, Cane, al 38° del p.t., giunge proprio da uno svarione difensivo azzurro che non riesce ad impedire all'esterno di arrivare a tu per tu con Santurro e mettere dentro la palla dello 0 a 1.
 Sottil, dopo Catania, mette dentro De Silvestro e Persano,  ma la tensione non cala, resta troppo alta, da questo fatto ne sono conseguiti gli appoggi spesso imprecisi di Diakitè, i cross fuori misura di Palermo e quelli leggermente più lunghi dell’incontrollabile Valente. Quest’ultimo  i suoi cross, anche stavolta, li ha messi bene, ma quasi sul secondo palo, solo che nel fronte d’attacco azzurro, nessuno andava ad attaccare il secondo palo. Se a tutto questo aggiungiamo un arbitro non all'altezza per la categoria il quadro è completo. Il giudice sportivo ha dato una giornata di squalifica a Sottil, due a Turati.
Ma noi, personalmente, non siamo tornati a casa delusi, nonostante tutto siamo stati contenti di assistere ad una bella gara, giocata dalle due squadre per fare il proprio risultato. Gli azzurri si sono impegnati, il pubblico ha confermato la sua presenza senza che i supporter abbiano mai fatto mancare l’incoraggiamento alla squadra.
In verità  questa domenica, senza “le signore della seria A” in TV, ci aspettavamo qualche centinaio di spettatori in più. Non siamo andati oltre i 4.000, quanto la scorsa domenica. Vuol dire che gli altri 1.500 li vedremo in occasioni topiche, o verso la fine del campionato o in qualche partita di qualificazione del cammino dei play off. Aver già raggiunto stabilmente i 4.000 è un punto d’orgoglio per la presidenza, la dirigenza, la squadra, infatti sono numeri da non trascurare guardando al futuro.

Il “Tocco di classe” di questa partita lo assegniamo al capitano Fernando Horacio  Spinelli. Per la forma fisica invidiabile, per le aperture nel cambio-gioco, per essere diventato per i compagni un punto di riferimento imprescindibile.

Nella trasferta di Akragas di domenica prossima, senza Sottil e Turati in campo, la squadra è chiamata a continuare questo percorso di maturità tattica e tornare a casa con un risultato positivo. Gli elementi perché questo avvenga ci sono tutti, fra l’altro non mancherà il sostegno dei supporter considerati anche i buoni rapporti fra le due tifoserie.
Salvatore Spallina



mercoledì 15 marzo 2017

SIRACUSA - FONDI 1 A 0 - GUARDARE DALL’ALTO LA CLASSIFICA SENZA BRIVIDI






Siracusa - Unicusano Fondi  1 a 0 - Guardare dall'alto la classifica senza brividi

Guardare dall'alto senza brividi. È quello che sta succedendo a questo Siracusa “supertargato Sottil”. La scalata dal basso della classifica, con una collocazione di privilegio (considerando da dove si è partiti), non fa venire i brividi a questi ragazzi perché la sesta posizione (ad oggi!!) è stata una scalata lenta, meritata, conquistata, voluta. Con la consapevolezza sin qui maturata, ora si guarda ad Andria ed alla fine di questo torneo con uno spirito di conquista che sta facendo crescere la partecipazione anche di quei tifosi in sonno che in qualche modo aumentano la loro presenza al De Simone (questa domenica una bella presenza in più rispetto a domenica scorsa in gradinata).
Questa vittoria sul Fondi è stata, per noi, una delle più belle del Siracusa, dopo quella con il Catania, perché crediamo sia frutto oramai di certezze acquisite e di quella maturità tattica che contribuisce a farti vincere le partite difficili e da portare a casa. L’hanno detto e scritto un po’ tutti che gli Universitari del Fondi avevano schemi collaudati anche fuori casa. Tutto il primo tempo li avevano messi in pratica ed il Siracusa dopo il primo impatto con la gara non era riuscito a superarli ed ad avvicinarsi più a Paolo Baiocco.  Loro  avevano alzato il ritmo e l’attenzione nel controllo sia della prima che delle seconde palle ed avevano raccolto buoni frutti.  Anzi nella parte finale del primo tempo il Siracusa aveva offerto il fianco allargando le maglie fra il reparto di centrocampo e quello d’attacco. Il catechismo di Sottil negli spogliatoi aveva prodotto un primo impatto spettacolare: la prima, prima azione del secondo tempo è stata giocata palla a terra da Santurro fino alla’area di Baiocco con sette passaggi, massimo due tocchi.  Con questo incipit il prosieguo di gara non poteva che essere consequenziale. Il Siracusa con le giuste distanze fra i reparti, gli Universitari con le loro geometrie, come nel primo tempo. Ma si sa che un equilibrio può durare fino a che non si spezza ed il Siracusa ha avuto dalla sua due eventi a favore, il primo è stato che la tenuta atletica del Fondi, con il passare dei minuti, si è abbassata, il secondo è stato la scelta tecnica di mister Sottil di far entrare Longoni al posto di Catania. Questa sostituzione, in altre occasioni di gare interne, aveva prodotto quel cambio di ritmo a favore dal momento che le caratteristiche tecniche dell’argentino vanno al top quando deve agire fra le linee avversarie. A completare l’opera di questa difficile, ma importantissima, vittoria il secondo cambio,  Brumat/Diakitè. Dai loro piedi parte e si concretizza il goal della vittoria. Longoni con una fucilata costringe Baiocco a deviare a mani aperte, Brumat rimette al centro il pallone che Scardina incorna bene (con quel tanto di deviazione del difensore) per  render vano il tentativo di parata di Paolo Baiocco. È un tripudio di salti di gioia ed è l’85°. I 5 minuti di recupero non sortiscono effetti per gli Universitari laziali, se non l’espulsione di Sottil all’87°(per fortuna il giudice sportivo lo ha solo ammonito).
Si sa che le vittorie sofferte con gli avversari tosti alzano l’autostima e i punti in classifica!!  Gran merito a mister Pochesci per aver studiato gli schemi di Sottil ed aver trovato rimedio alle giocate di questo Siracusa, per quasi tutta la gara; gran merito a mister Sottil per aver letto bene il comportamento della sua squadra nel primo tempo ed aver indovinato i cambi nella seconda parte della gara.

Il “Tocco di classe” della gara lo assegniamo a Filippo Scardina per il suo pesante goal che vale il sesto posto, in solitaria, in classifica e per il suo rendimento in campo. Infatti sta diventando un esempio anche per i compagni d’attacco, per tutta la squadra, quel suo non mollare su nessun pallone, sia nel pressing nella trequarti avversaria sia nell'inseguire il portatore di palla e non consentirgli uno scarico facile della stessa.



Questa selfigoduria, in partite sofferte come questa, già bella di per sé, vale doppiamente perché può abbassare anche di molto quell'incredulità che ancora, ahimè, serpeggia in tanti tifosi azzurri.

Salvatore Spallina


mercoledì 8 marzo 2017

SIRACUSA-VIBONESE 4 a 1 È TEMPO DI SBILANCI







Siracusa-Vibonese 4 a 1. È tempo di sbilanci

I due successi di fila con 8 reti all’attivo ed un solo goal subito ormai proiettano tifosi e sportivi verso un finale di campionato a suon di aspettative. È tempo, appunto, di sbilanciarsi. Prima lo facevano i tifosi/tifosi, cioè quelli che, nei momenti nei quali la quota salvezza era visibile ed a portata di mano,  proiettavano da tempo la squadra nei play off. Ora, a loro che ci credevano a fasi alterne, si sono aggiunti i tantissimi sportivi che, alla luce delle prestazioni degli azzurri non intendono più nascondersi e guardano alla fase finale del campionato con aspettative importanti. 
La società del presidente Gaetano Cutrufo con il suo modo di operare sta dimostrando che questa società e questa squadra vogliono stabilmente far parte del panorama calcistico di questa categoria, senza nulla togliere alle aspirazioni, legittime, sia della società che di tutta la tifoseria. Conti in ordine, linguaggio moderato ed appropriato, disponibilità economica “oculata” al direttore sportivo per operare nel mercato, proiezioni future su basi realistiche. 
Il direttore sportivo Antonello Laneri, nel corso di questa stagione (ma è una conferma, come abbiamo più volte sottolineato) ha dimostrato di conoscere bene il mercato e di saper operare con scelte mirate a colmare/sistemare quei ruoli nei quali, per le necessità tecniche, mister Sottil aveva espresso esigenze specifiche.
Mister Andrea Sottil ha compiuto nel corso della stagione un vero miracolo tecnico sia nel forgiare la rosa che ha avuto a disposizione all'inizio del campionato, sia nell'aver saputo inserire gli acquisti di gennaio nella intelaiatura tecnico/tattica dei suoi modelli di giuoco. L’intercambialità dei ruoli e la disponibilità dei giocatori ad interpretarli ha fatto si che assenze importanti sia per infortuni che per squalifiche, soprattutto, nello schema mediano della squadra, non ne abbiano risentito tanto, anzi la prolificità dell’attacco la dobbiamo andare a ricercare proprio in questa nuova accettata intercambialità. 
Oggi sbilanciarsi e crederci è quasi un obbligo considerato che l’entusiasmo  è cresciuto tanto. Anche in eccesso, e nei posti sbagliati. Nei bar, nei capannelli di persone che finiscono per parlare di calcio e del fenomeno-Siracusa, nelle chat, ovunque, tranne che nel posto veramente deputato, per eccellenza, al Nicola De Simone.
Per noi che a marzo di quest’anno andiamo a compiere quarant’anni di attaccamento a questi colori e che abbiamo attraversato tutte le stagioni che il Leone è stato costretto a percorrere, senza perderne una, brucia un po’ non vedere le cornici di pubblico della fine anni settanta e per tutti gli anni ottanta (fino al ’94).
Le pur mutate condizioni economiche, con la crisi della zona industriale, hanno allontanato migliaia di tifosi dal campo. I 10.000 posti di lavoro “persi” nella zona industriale hanno “sterilizzato” almeno 2.000 frequentatori del De Simone, poi la scomparsa del Siracusa Calcio del 1994 ha fatto il resto. Chi ha memoria ricorderà che con lo stesso Sottil alla guida del Siracusa, primo in classifica e con il campionato vinto sul campo, gli spettatori mediamente, cinque anni fa, eravamo più o meno gli stessi. Le menti, i cuori si scaldavano solo sui divani di casa, nei bar, nelle chiacchiere per strada, nelle chat, come dicevamo, proprio come succede adesso. È come se a prevalere, da sempre, nel Siracusano medio, anche colto, fosse l’incredulità. Cioè, alla costruzione di tutto quello che sta succedendo, alla costruzione, alla realizzazione di un progetto “non ci credo” e “non intendo partecipare in prima persona”. Magari nel bel mezzo di questo percorso, trascinato da qualcosa (un derby, che so, Siracusa –Catania?) o da qualcuno partecipo, magari per "non crederci” la domenica successiva. Però voglio stare informato per parteciparvi di sguincio, di riflesso, appunto per non soffrire troppo tengo fede alla mia incredulità. Chiedo ad uno dei tifosi in sonno questo sabato sera: ora il Siracusa è tornato a giocare di domenica, dopo questo 4 a 0 col Matera, ci vediamo al campo domani? "Cuccù ioca!!, ah!  si si ca Vibonese, ma dumani e tri ioca “ a signora” e nun a pozzu peddiri”.
Cutrufo end family, con orgoglio, parlano e si espongono, non solo a livelli ristretti, ma anche con riferimenti che guardano al futuro, con la voglia e la grinta che ci vuole in questi casi. Tengano duro con questa gestione della società. Il sogno leccese (migliaia di abbonati fra luglio ed agosto) non è utopistico, è utopico (forzando un poco la realtà siracusana si può portare,con il tempo..., a compimento).
Le note dal campo. Tolti i primi sei minuti nei quali il Siracusa al 5° con Scardina che si invola fra due avversari e calcia sul portiere in uscita e al 5,5° Santurro blocca in area un bel fraseggio degli avversari, non c’è più stata partita per la Vibonese. Prese le misure e le distanze sui loro reparti il Siracusa ha fatto l’intera partita chiudendola al meglio già nei primi 45 minuti sul 3 a 0. Tre azioni diverse per i tre goal. Punizione calciata magistralmente da Valente, Catania brucia sul tempo gli avversari e insacca. Il secondo nasce da una bella azione di Azzi sulla fascia, liberatosi di due avversari appoggia a Palermo per un cross, spizzato da Catania è indirizzato a rete da Valente, di testa. Il rigore calciato da Scardina sul palo e finalizzato da Turati era nato da un’azione manovrata. Nel secondo tempo il goal del 3 a 1 ben calciato in area dal bravo Minarini, in realtà, non riapre la partita, ben portata a termine con una giocata personale e bella di Azzi che dopo essersi liberato con un dribbling in area, con un diagonale a giro beffa il portiere Russo.

Il “Tocco di classe” di questa partita, e non solo per questa, lo assegniamo ad
Andrea Sottil per tutto il lavoro fatto e portato a casa fino ad ora e soprattutto per la voglia di sbilanciarsi che ha preso il sopravvento. Anche gli scettici, per quel che resta da fare nel ciclo dei play off, si sono buttati. Resta in noi la consapevolezza della difficoltà di una “impresa”, ma il piacere di potersi giocare alla pari con le altre prime in classifica questa “partita” è una cosa che riempie d’orgoglio la tifoseria tutta.


Evvai, con questi selfie vincenti!! sperando che possa suscitare/stimolare in più di qualche incredulo la voglia di imitare questo gruppo.

                                                                                   

                                                                                 Salvatore Spallina

mercoledì 8 febbraio 2017

SIRACUSA – JUVE STABIA 3 A 2 CON UN NEMICO CON I COLORI DEGLI AMICI










SIRACUSA – JUVE STABIA 3 A 2 CON UN NEMICO CON I COLORI DEGLI AMICI


   Vogliamo dirlo subito che il nemico inatteso, con colori simili alla Juve Stabia è stato tale sig. Luca Candeo di Este (l’arbitro). Per un lungo tratto della gara, mentalmente, ha “indossato” i pantaloncini blu che, con la sua camicetta gialla, ha fatto pendant con i colori stabiesi. Sembrava quasi, a sentire un tifoso della gradinata, che la Juve Stabia giocasse con l’uomo in più. Ad inanellare una serie di colpi di fischietto a favore dei giallo-blu ha cominciato all’11° minuto concedendo un rigore inesistente. Offerta questa opportunità ed il passaggio all’1 a 0, ha continuato a fischiare falli contro il Siracusa e ad estrarre cartellini gialli. Stranamente “si rimette” i pantaloncini neri e rinsavisce un po’ dopo che il Siracusa aveva già raggiunto il pari e sfiorato il vantaggio con Catania che stampa sulla traversa un traversone di Sciannamè.
   Ricomincio dall’inizio. Le nostre (mie) condizioni fisiche non erano delle migliori, ma non potevamo perdere due elementi fondamentali che questa partita riservava a chi sarebbe andato allo stadio: una certezza e una speranza.

   La certezza era data dallo spettacolo che i tifosi hanno riservato ed offerto, come sempre, quando sono ospiti i fratelli stabiesi, nell’amore e nel ricordo di Nicola De Simone. E, su questo punto, eravamo certi di non essere delusi, cori, striscioni, colori, una sola parola: FESTA. La speranza era legata al fatto che il Siracusa, se avesse ripetuto lo splendido secondo tempo di Monopoli, avrebbe regalato una gioia in più ai suoi tifosi, intanto per il gioco e poi, pur contro una delle prime, nei piani altissimi della classifica, per puntare  alla posta piena. Fatto.
   Però fino al 28° (Paponi, servizio in area di Rosafio su una azione cominciata magistralmente da Cutolo, fa il 2 a 0). La reazione del Siracusa, tolta l’azione personale di Azzi che impegna in una difficile parata Russo, era stata debole, rabbia a parte, sia per la conduzione arbitrale a senso unico, sia perché la Juve Stabia si era presentata in campo con tanti innesti di qualità presi dal mercato di gennaio.
   Dal 29° la reazione rabbiosa, ma ragionata del Siracusa, produce il 2 a 1 con un colpo di testa di Scardina su perfetto cross di Sciannamè. Ancora.  Il seguito di questa reazione, al 32°, si è vista con l’azione nella quale Turati, in area, pronto per colpire a rete, viene travolto dal portiere e colpito alla testa. L’arbitro lascia correre su un rigore evidentissimo che,ancor più, ha messo in evidenza per quali colori stesse arbitrando. Il Siracusa si era capito che era vivo e voglioso di giocarsela alla pari. Nel secondo tempo la Juve Stabia non farà correre pericoli importanti a Santurro sia perchè si vanno spegnendo i nuovi arrivati in rosa, sia perchè di pari passo il Siracusa diventa quadrato in ogni reparto ed a nulla portano le sostituzioni di mister Fontana. Non ci sentiamo di addentrarci nel merito della campagna di rafforzamento/smantellamento della Juve Stabia, rispetto agli obiettivi (vista la sconfitta del Matera a Catania ieri sera!!!) pensiamo che saranno le prossime tre/quattro gare a fare uscire dal campo il giudizio più veritiero. Il Siracusa, d’altronde, con la perla di testa di Catania al 2° minuto aveva già messo la partita su un altro binario. A  conferma del suo predominio sul campo, al 9°, sfiora la rete  del vantaggio con la traversa di Catania su cross perfetto di Sciannamè, dopo il mancato impatto vincente di Scardina. Fino al 32° (momento del 3 a 2) è stato un crescendo di “spinta  propulsiva”, di dominio e di controllo della gara che trova nel goal di Spinelli il coronamento di questo dominare in ogni parte del campo fino alla fine della gara. I fratelli stabiesi non se la sono presa per la bolgia che si è scatenata in ogni ordine di posti al De Simone al momento del 3 a 2. A fine gara tutto è tornato nel solco della festa anche se fa un po’ male vedere e sentire che la Curva Anna questa conflittualità interna non la vive affatto bene, a cominciare dalla propria storica ed orgogliosa identità.     Un gruppo di tifosi della Anna che si è trasferito in gradinata ed ora si proclama "settore". L’appello dei fratelli stabiesi e di Pippo Fusibile, autorelegatosi in tribuna laterale dall'inizio del campionato, è un tentativo per rivedere le proprie posizioni e tornare alla compattezza. Tutti i tifosi si augurano possa andare a buon fine.
   Tolto Santurro che sui due goal non ha colpe, ma che comunque si è ben comportato dando sicurezza al reparto, tutti gli altri azzurri sarebbero meritevoli, De Silvestro compreso, subentrato ad Azzi (22° s.t.) di uno spunto tecnico-tattico per esaltarne la prestazione e la volontà espressa durante tutta la gara. Ci sentiamo di esprimere un piccolo plauso in più per Turati per aver tenuto debitamente sotto controllo possibili reazioni, fino alla fine della gara, ma sopratutto nelle due occasioni topiche che lo hanno visto coinvolto: il falso rigore con ammonizione che era costato l’1 a 0 ed il rigore non concessogli dall'arbitro quando Russo l’ha atterrato in area di rigore (rimediando una brutta botta in testa con fasciatura). Tutti sugli scudi, a cominciare da Antonello Laneri che lavorando sottotraccia, come è suo solito, ha chiuso una campagna acquisti importante e mister Sottil che sta trasmettendo il suo credo calcistico con pieno merito, visto il cammino sin qui percorso. Dunque un pò di orgoglio ci sta tutto e la consapevolezza che il primo e più importante obiettivo della stagione resta la permanenza in Lega Pro. Avanti così!!!.


   Il “Tocco di classe” di questa partita lo assegniamo a Marco Toscano. Da quando Giordano si è infortunato ed il ruolo è stato ricoperto da lui ha alzato sicurezza e fiducia nelle sue qualità, nelle sue giocate (si era già visto a Monopoli) diventando di colpo più arcigno anche nei contrasti. Il delizioso invito, a giro, in area stabiese con il quale Catania ha impattato il  2 a 2, cambiando il volto della partita gli rende gran merito per la sua super prestazione.

   Lo storico gruppo del Club Azzurro Nicola De Simone con un rinnovato selfie, in questo giorno di festa, si augura di poter ripristinare i precedenti di questa piccola tradizione che in casa ha dato ottimi frutti.

                                                                                     Salvatore Spallina

giovedì 26 gennaio 2017

SIRACUSA-TARANTO 0 A 0. RIPRENDE IL CAMPIONATO, SI CONFERMA UNA TRADIZIONE









   Sulla scia delle tradizioni, uno storico tifoso della gradinata ad inizio partita aveva pronosticato un pari, scaramanticamente, una non vittoria, com’è sempre stato, da quando Sottil allena il Siracusa. Non si è sbagliato. Tradizione confermata. La squadra durante la sosta ha perso la brillantezza che aveva caratterizzato le sue ultime prestazioni. Il vento c’era per entrambe le squadre (sic!) e il Siracusa contro il Taranto non ha brillato affatto.
   Taccuino vuoto per tutto il primo tempo, eccetto la punizione di Valente, sul portiere, ed un tiro di Brumat da fuori area cui il vento ha impresso un giro/effetto negli ultimi metri che ha tratto  in inganno Maurantonio che  a mani unite ha respinto in angolo. Poi il nulla se non tanta confusione in mezzo al campo, da ambo i lati ( sappiamo bene che questa densità a centro campo non poteva che favorire il Taranto). Ricalibrare i cross con il vento è stato difficile. Giocare palla a terra non è mai stato il “forte” di questa squadra, figurarsi con il vento che ha distratto e deviato alcune delle giocate dei calciatori azzurri.    
   I tifosi avevano sperato che il giovane Azzi, schierato subito dopo il suo arrivo,  avesse da mettere in mostra qualche numero, invece ha eseguito giocate scontate e il compito principale che gli aveva affidato Sottil, cioè quello di giocare esterno-largo sulla fascia di competenza non l’ha svolto bene continuando a cercare il centro del campo. Le giocate sulla fascia, a chi doveva dargli la palla, le ha suggerite quando già i giocatori del Taranto erano schierati annullando qualunque elemento di sorpresa dalle sue giocate.            Decisamente da verificare nelle prossime gare. Nell’amichevole con il Gela aveva dato una impressione diversa, vuol dire che Sottil ( come ha fatto con Cassini) dovrà lavorarci parecchio per tirare fuori quel che di buono c‘è in questo ragazzo.  Gli unici pericoli corsi dalla difesa tarantino son venuti da due cross del solito Valente, il primo al 21°,  Giordano ed Azzi sembravano in grado di impattare  la palla , ma Stendardo li ha preceduti rifugiandosi in angolo, e poi al 32°, la palla tesa, messa al centro, viene colpita bene da Scardina ma indirizzata alta sopra la traversa.


Nicola Valente

   Il “Tocco di classe” di questa partita lo assegniamo all’unico giocatore che per fortuna sa tenere bene il suo ruolo di esterno, a tutt’oggi. E’ Nicola Valente che con le sue finte, la sua velocità e i suoi doppi-passi crea scompiglio nelle difese avversarie, anche se in questa  gara i suoi cross, vuoi il vento, vuoi il cattivo posizionamento degli attaccanti, non hanno prodotto l’effetto sperato.
    La trasferta di sabato a Monopoli non sarà facile. Considerate le assenze importanti, su tutte quelle di Giordano e Catania, e il rendimento degli altri giocatori offensivi in rosa, un risultato positivo dalla Puglia sarebbe accolto con tanta gioia dalla tifoseria tutta. Gli arrivi dal mercato di queste ultime ore lasciano solo speranze legate al fatto che nella giornata di domani Sottil possa trovare qualcuno in condizione per poterlo schierare nella formazione iniziale o nelle sostituzioni in corso d’opera. Lo spirito della tifoseria è orientata al meglio, considerato il cammino percorso, ed il fatto che Antonello Laneri, fino ad ora, nelle scelte di mercato ha dimostrato, guardando “la cassa”, di saper bene operare.


                                                                                             Salvatore Spallina

venerdì 6 gennaio 2017

”MARTINI E NOI”, I RITRATTI INEDITI DI UN GRANDE PROTAGONISTA DEL NOVECENTO - A CURA DI MARCO VERGOTTINI

                  
                                                           
”Martini e noi”,  I ritratti inediti di un grande protagonista del Novecento, Piemme, Milano 2015, pp. 365. 
   In questo volume centoundici personalità del mondo della cultura, della politica, della società e della Chiesa raccontano il cardinale Carlo Maria Martini. Bianchi–Cacciari–Cazzullo–Colombo–De Bortoli– Giorello–Lerner–Mancuso–Marino–Monti–Prodi–Ravasi–Candido–Mogavero–Garzonio, per citarne alcuni. Marco Vergottini (teologo laico) stretto collaboratore di Martini negli anni ambrosiani del Cardinale (gennaio 1980 aprile 2002) ha sentito il bisogno di raccogliere  e curare, in questo libro, le loro riflessioni, le loro impressioni.     A tratti viene fuori, aldilà della descrizione del puro racconto, uno spaccato più intimistico dei sentimenti che C. M. Martini ha lasciato in eredità nella vita e nel cuore di tutti coloro che hanno avuto modo di relazionarsi con lui a vario titolo, sia nell'ambito dei rapporti dentro l’istituzione arcivescovile, sia direttamente con lui durante incontri di lavoro o per il bisogno di comunicare direttamente con lui.
   Questi momenti/incontri/racconti sono sempre segnati, caratterizzati da questo evento, l'incontro, dal quale, nel quale viene a generarsi il sogno, un sogno di bellezza che ha lasciato traccia e che nel tempo non solo non ha mai perso consistenza, anzi ha messo in moto e prodotto un processo generativo nuovo che ha spinto e spinge persone e gruppi a voler riannodare quel filo con un percorso di pensiero che porta fino a lui e da lui prende forza per rigenerarsi ancora oggi in progetti, incontri, letture, dove la Parola  diventa "il centro del discorso".
   Da "quell'incontro" si resta segnati ed avviene una cosa straordinaria, non puoi non sentirti parte di una sorta di “Costellazione Martini”, la chiameremo così questa cerchia di privilegiati, nella quale una volta entrati l'effetto gravitazionale non li farà più uscire da quell’orbita.  
A leggere questo libro che ne descrive i momenti c’è un elemento che caratterizza le singole testimonianze, è la scelta del passo, della citazione di uno dei frammenti del pensiero di Martini che precede il racconto dell'incontro vero e proprio. Alcune testimonianze lasciano il segno nell'interlocutore e nel lettore stesso. Le pagine scorrono in maniera piacevole, ma lasciano traccia.
 Siamo passati alla testimonianza successiva ma sentiamo il bisogno di tornare alla precedente o a quella di alcune pagine precedenti. Allora le mani spinte dal bisogno di quel pensiero che si era focalizzato su un particolare passaggio tornano a ritroso a sfogliare le pagine testé lette per andare a soffermarsi su quel passaggio che aveva calamitato la nostra mente e con esso aveva provato gioia e voglia di soffermarsi su quelle note.

   Un altro dato molto interessante, diremmo centrale, emerge come da un resoconto matematico: il reiterarsi, quasi all’interno di ogni testimonianza, della parola profeta. Quasi a voler far da cornice al proprio racconto o da posizionare al centro del vissuto lasciato in eredità in chi sta raccontando. Particolare profondità e acutezza, nel voler comprendere ed approfondire la multiforme personalità del cardinale Martini, hanno espresso con  la loro testimonianza don Luigi Zappa e Marco Garzonio. Il primo, portavoce e curatore dei rapporti del cardinale con il mondo della comunicazione e della stampa, così si esprime: “ i suoi interventi non davano soddisfazione immediata perché non erano ad effetto, non emozionavano, ma segnavano la traccia di un cammino, aprivano un orizzonte”. Quella di Marco Garzonio, giornalista, scrittore e tanto altro, amico personale del cardinale, lascia veramente il segno quando ci dice “ una città intera dal giorno del funerale ha incominciato a far la coda per sostare almeno un momento con te e…..” e poi ancora “è una tomba, questa, luogo non certo di morte però, bensì di ritrovo dell’anima e occasione di gioia per me e per molti”.

                                                                                                Salvatore Spallina





   “Martini e noi”, un successo editoriale. Intervista a Marco Vergottini
Marco Vergottini è un teologo laico. Insegna presso la Facoltà di Teologia di Lugano. E’ stato vice-Presidente dell’Associazione Teologica italiana (2003-2011) ed ha pubblicato studi su teologia contemporanea, Paolo VI e Vaticano II. Ha fondato www.vivailconcilio.it  e  oggi coordina www.eancheilpaparema.it. Ha girato il docufilmConcilio Vaticano II (2012), andato in onda su Raiuno. È curatore del libro “ Martini e noi”, Edizioni PIEMME, Milano 2015.
   Per quanti anni è stato stretto collaboratore del cardinale Martini?
“Dal 1984 al 2002, durante l'episcopato del cardinale C.M. Martini a Milano (1980-2002) ho ricoperto la carica di  Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano e sono stato socio fondatore di "Aquila e Priscilla", cooperativa dei responsabili laici di oratorio, tutt’ora attiva sul territorio della Diocesi di Milano.
   Come è nata l’idea del libro ?
“ A tre anni dalla morte di Martini c’era la voglia di capire come e quanto la lezione del Cardinale fosse ancora viva e capace di scaldare i cuori di tante persone. Cuori pensanti. Naturalmente il libro è uscito in coincidenza con il III anniversario della morte del Cardinale”.
   Quali erano i temi che C.M. Martini prediligeva?
“La passione per l’evangelo, la parresia, l’invito a uno stile di Chiesa sinodale, la lotta per la giustizia e il perdono, l’attenzione ai poveri”.
   Il libro ha una sua struttura ben definita, cosa ha chiesto ai vari autori dei contributi?
“Intanto ci tengo a mettere in chiaro, puntualizza il prof. Vergottini, che il libro non  è un’agiografia del Cardinale. Vuole, invece, continuare, empaticamente, a tener vivo il colloquio con lui ed insieme onorare la sua eredità di pensieri e parole.
Il libro si presenta con una trama e un ordito. La trama è costituita da sei “stanze” che ospitano e raggruppano i diversi contributi: 1) L’intellettuale e la polis; 2) Il credente e la vita spirituale; 3) Il biblista e Gerusalemme; 4) Il vescovo e la sua Chiesa; 5) L’uomo del dialogo ecumenico e interreligioso; 6) Il pastore e le forme della comunicazione. L’ordito prevede una scansione in tre momenti: a) un titolo incisivo ed evocativo per ogni pezzo; b) una citazione martiniana a modo di incipit; c) il racconto del “mio Martini” da parte dei diversi autori”.
   Quale peculiarità ha caratterizzato il Cardinale
“La straordinarietà. La straordinarietà  di questo uomo di Chiesa, di questo uomo di confine, confine per tutti, che ha riscosso interesse ed attenzione nel mondo laico come nessun’altra personalità del mondo cattolico”.
   Bianchi–Cacciari–Cazzullo–Colombo–De Bortoli– Giorello–Lerner–Mancuso–Marino–Monti–Prodi–Ravasi–Candido–Mogavero–Garzonio, per citare alcuni di questi testimoni
“Le iniziali ottanta testimonianze di volta in volta (di mese in mese) crescevano. Amiche e amici del Cardinale mi comunicavano che stavano per consegnarmi altre testimonianze. Il libro è stato spostato da gennaio a maggio del 2015 e i contributi raccolti sono centoundici”.
   Il libro è un piacere leggerlo
“ Si perché questo libro si legge come un romanzo, con la raccomandazione di assaporare a piccoli sorsi i centoundici titoli, gli incipit martiniani e gli altrettanti ritratti personali. E chissà che ciascun lettore non finirà per coltivare il desiderio di scrivere in cuor suo il “mio Martini” ”.
A noi in particolare, ci ha colpito, lasciando il segno, fra le tantissime interessanti, quella di Marco Garzonio, giornalista, scrittore e tanto altro, amico personale del Cardinale, quando dice “ una città intera dal giorno del funerale ha incominciato a far la coda per sostare almeno un momento con te e…..” e poi ancora “è una tomba, questa, luogo non certo di morte però, bensì di ritrovo dell’anima e occasione di gioia per me e per molti”.

                                                                                                                                                                                                                                                  Salvatore Spallina

sabato 24 dicembre 2016

LA PIGNOLATA SI TINGE D’AZZURRO. SIRACUSA-MESSINA 2 A 0




   E tre. Anche il terzo derby, in casa, dopo Akragas e Catania, porta nel paniere della salvezza 3 punti preziosi. Tre su tre dunque. E si sa che i punti in casa nella lotta per la salvezza valgono il doppio. Poi a tutti i tifosi è consentito sognare, fare proiezioni e calcoli. Ma andiamo ben oltre la pignolata. Un panettone, un panettone così squisito e speciale i tifosi azzurri non potevano immaginare di poterlo gustare. E chi conosce e capisce il calcio sa che la metafora del panettone è un must che si porta dentro battute e ragionamenti particolari con destinatari ben precisi. La Ditta che ha fornito i panettoni sui tavoli dei tifosi siracusani è la Cutrufo-Laneri-Sottil & C. 
   Ognuno dei componenti della ditta ci ha messo qualcosa di importante per trasformare la difficile situazione di partenza di questo campionato. All’ottava giornata il Siracusa occupava il quart-ultimo posto, a 6 punti, oggi si trova all’ottavo, posto a 27. I 13 mancanti per i famosi 40 punti della media salvezza sembrano quasi a portata di mano e così si guarda alla trasferta di Foggia, pur difficile sulla carta per assenze importanti, con un altro spirito.



   In questo momento di “dolce” condivisione ci sentiamo di dar merito, per il cammino compiuto insieme, ad un grande uomo che ha sposato e sentito l’Azzurro dentro: Davide Baiocco. La positività di questa situazione di classifica è anche merito suo. Sappiamo tutti che nei momenti più difficili è stato il cemento e lo scudo di questa squadra per farle trovare la sua via migliore. Poi il suo carattere e il suo modo di sentire ed interpretare il calcio l’anno condotto via dal De Simone, pur restando nell'area azzurra, grazie Davide.
   Due brevi note sulla partita. Il Messina ha messo paura al Siracusa nei primi venti minuti della gara ed un brivido è corso nella schiena dei tifosi quando il tiro-cross di Pozzebon ha colpito il palo interno e, a Santurro battuto, è tornato in campo. Poi il Siracusa ha preso in mano il centrocampo e due perle di Catania hanno costruito il risultato. La prima palla per il goal è partita da un preciso lancio di Giordano che trova Cassini smarcato sulla fascia di competenza, questi d’esterno (la sua giocata preferita) pennella un cross che Catania con netto anticipo sul difensore mette dentro. La reazione del Messina c’è subito, ma non punge e dopo dieci minuti Cassini d’esterno lancia Valente che con il suo solito splendido lavoro di gambe fa secco il difensore e la mette al centro per il secondo guizzo di Catania, è il 2 a 0. Il Messina nel secondo tempo è pericoloso solo al 24°, Santurro salva il possibile 2 a 1.
   L’esultanza dello stadio, nei due momenti dei goal, questa domenica è stata colorata dalla presenza di tante scuole di calcio e non solo di calcio che hanno gremito il De Simone.
                                                Emanuele Catania - Pippo Scardina

   Il “Tocco di classe” di questa partita  lo assegniamo ad un immenso Emanuele Catania che finisce la sua partita, fino alla sostituzione, nel recupero, con i crampi. Ad inizio ripresa aveva salvato in area siracusana, nel primo quanto d’ora, la porta di Santurro.

                                                                               Salvatore Spallina