venerdì 22 maggio 2026

UN’ISOLA SOTTOMARINA ILLUMINA E INQUIETA MARCO CASTELLO. “QUAGLIA SOVVERSIVA” UN BEL FRUTTO

    La copertina di "Quaglia Sovversiva" - 2025 - Etichetta: "Megghiu Suli"- info@megghiusuli.com


   Con l'ultimo album, “Quaglia Sovversiva”, dicembre 2025, Marco Castello, rispetto ai primi due cd, ha cambiato il modo di concepire un album.  Pensato come la colonna sonora di un film immaginario, o qualcosa su cui costruire un film (un concetto da lui espresso), ha preso spunto da un'isola frutto della fantasia, prendendo in prestito le divinità e la mitologia greche. Delia, il nome, già di suo, ha una qualche relazione con la "luce".  

   Man mano che l’intero album prendeva forma, nella sequenza, sembrava potesse somigliare ad una rappresentazione simile a quella che scattava nella mente di un cantastorie classico quando immaginava e componeva. Il cantastorie partiva sempre da fatti veri. Li rappresentava,  graficamente, in singoli quadretti. I momenti, gli episodi, i personaggi poi li trasferiva in un grande cartellone telato. Lì trovavano spazio e sequenzialità per poi cantarli in un racconto/narrazione, accompagnandosi con la chitarra. Le piazze dei paesi e le grandi fiere erano i luoghi in cui avveniva l'evento. Personalmente, per la prima volta, abbiamo avuto modo di ascoltare Ciccio Busacca, nel 1962, live, in una fiera grandissima . Perché parliamo di lui? Perché Marco Castello ama Ciccio Busacca.  

                                                       il cantastorie Ciccio Busacca

   Oggi diremmo che quelle storie potrebbero assomigliare ad un concept album. Parliamo di Busacca, non a caso, nel senso che è stato lo stesso Marco, alla fine di una intervista, a citarlo come un modello da rivalutare, come un punto di riferimento sempre vivo riguardo la musica popolare.

   
                                                                Nico Arezzo

   Questo 20 maggio, per l'apertura del concerto di Marco Castello è salito sul palco Nico Arezzo, un giovane cantautore che sta crescendo attraverso la sua musica. Apprezzata e seguita la performance, a noi ha colpito la sua rielaborazione di " 'u pisci spada" di Domenico Modugno.

     Aspettavamo questo concerto live all’Estragon di Bologna per scrivere queste due note. Siamo stati contenti di aver assistito alla "Data Zero", quella che inizia il tour. Le aspettative erano alte e non sono andate deluse. Una scaletta esplosiva e coinvolgente per il pubblico di @maccuccio, accorso numeroso e festoso, , sapeva già di potersi godere appieno una serata di musica sulla pelle, nella testa, nel cuore.
 

  
   La scaletta della serata si apre con Marco alla tromba nell'Intro di "Gomu Gomu Bazooka" dedicato a Monkey D. Rufy, personaggio dei fumettidi One Piece. Poi, intervallato da pochissime battute per introdurre i brani, il concerto parte con "Pompe"  e a seguire "Vessenali", "Nascondigli", "Mutu e Scippi Coppa", "Editto Dal Sottoscoglio", per poi proseguire con "Porci", "Cicciona", "Fare Ninna", "Narrazione", Chiuviti-Nun Chiuviti", "Eureka", "Polifemo" ,"Empireo Risolti", "Dracme". Dopo i primi cinque brani dell'album "Quaglia Sovversiva", come capisce chi conosce le canzoni di Marco, la scaletta è stata "legata" ad una logica musicale che ha avuto due momenti di approdo molto belli  dentro il mondo della musica brasiliana, cantati in portoghese/brasiliano. Al primo brano Funk-se quem puder" di Gilberto Gil seguono, "Torpi", "Pipì", "Contenta Tu", "Beddu". Poi arriva il secondo, "Ma Ma Ma Ma Maé" di Jorge Ben, che si lega, per i contenuti della canzone, ai temi di "Quaglia Sovversiva", infatti il concerto dopo quasi due ore è andato verso la chiusura con "All'Acqua Ghiacciata" e "Scoglio Volante". I due bis, "Melo" e "Copricolori" sono stati un tripudio di gioia.

   In Marco il racconto della sua isola, quella immaginata, Delia, e, quella vera, Ortigia, “tanto sempre quaglie sono”, intrecciato fra parole e musica, assume vari aspetti. Le immagini distorte/sghembe, a volte liberatorie, a volte brucianti, mai compassionevoli o giustificative dello status quo, sono preminenti, i contenuti non definiti, “ce ne dobbiamo liberare”.

 Vogliamo spendere ancora due battute sulla musica di Marco. Partiamo dall’aggettivo “sovversiva”, associato a quaglia. Lo ha legato al concetto di disobbedienza, come recita un passaggio di "Fare ninna": "c'è un mondo marcio cui disobbedire" o in "Editto dal Sottoscoglio" dove lancia i suoi strali contro la presenza delle basi militari americane (vedi link nelle note). 
   Si. Almeno bisogna partire dalla disobbedienza, in senso lato, da quella civile, a quella politica. Disobbedire a quell’autoritarismo, a quelle forme del capitalismo/democrazia della vigilanza, cui siamo giunti anche in Occidente o come, in realtà, è già in atto in alcuni Stati, da qualche anno.

 




   Con il lavoro continuo, insieme a, “quel gran genio del mio amico”, Stefano Ortisi, e agli altri componenti del gruppo, l’emotività creativa si è incontrata con le visioni, le sensibilità musicali e con le capacità di ogni componente del gruppo, tanto da sapersi adattare, in una condivisione d’insieme. Nella costruzione degli arrangiamenti c’è una dedizione, una precisione, una meticolosità, che chi ha orecchio coglie. 

    C’è un lavoro sui pezzi di gran qualità con una identità che rende  ogni pezzo un piccolo capolavoro. Gli strumenti insieme si completano nella costruzione dell’armonia dove pop, folk, funky, jazz si fondono e, finemente, impattano con le idee musicali di Marco e col sentire del pubblico. Sia nel disco che nei concerti.


   Vogliamo toccare il dialetto come “tasto/testo”, per ribadire che il rapporto, oramai, sa di continuità, nei tre album. Parliamo di quelle espressioni dialettali dense di senso e di significati. Oltre che allo studioso delle tradizioni popolari, l'etnomusicologo, "Salvatore Uccello", Marco è stato sempre vicino alla musica dei "Qbeta", un gruppo folk importante che sta sulle scene da oltre trent'anni."Sovaiè" è il brano dei "Qbeta" che Marco ha inserito nella scaletta di apertura del concerto di Gilberto Gil a Milano. A queste fonti ha aggiunto, per sua stessa ammissione, la continua frequentazione con Marco Cappuccio, un musicista che fa della musica tradizionale siciliana un punto fermo, a partire dalla bottega del pesce di famiglia, dove tutti i componenti capiscono di musica e suonano uno strumento. Lì una chitarra acustica è sempre disponibile per cominciare a cantare.


da sx: Giaime Mannias (flauto, percussioni, cori), Pietro Lupo Selvini (sax baritono, cori), Stefano Ortisi (sax tenore, piano), Leo Varsalona (tastiere, cori), Andrea Iurianello sax contralto), Marco Castello, Lorenzo Pisoni (basso), Danny Bronzini (chitarre, cori) Giuseppe Molinari (batteria)

  Chi comincia ad amare la musica di Marco si ci sta tuffando dentro per capirla più in profondità. Se per un'espressione dialettale si fa spesso fatica a trovare il corrispettivo in italiano, è vero anche che lingua, ritmo, melodia, armonia  diventano un growe denso che prende il sopravvento. E allora, al momento, serve "sentire" piuttosto che "capire" . Il pubblico capta questi passaggi a pelle, se ne appropria, li fa suoi. La scena diventa unica, musicisti e platea diventano tutt’uno. La musica atterra al suolo, sui corpi, prende la forma che assume negli ascoltatori in quel momento. 
   Era doveroso  completare con Rodrigo Patti (Team) e con il manager, Luigi Orofino, che lasciato, solo momentaneamente, in disparte il suo cavachigno (uno strumento a corde brasiliano), si sta dedicando anima e corpo a questo riuscitissimo tour https://say-yes.eu/artist/marco-castello - info@megghiusuli.com)



Per chiudere due foto: Marco all'apertura del concerto di Gilberto Gil a Milano, all'Alcatraz.



         Due momenti dell'8 aprile 2026: a dx interpreta "Sovaiè" dei "Qbeta"


  Chi l’avrebbe detto che nel profondo, la profondità porta con sé la luce? Le scalette di Marco portano sempre con sè un saliscendi emotivo. Brani coinvolgenti, cantati e ballati dal pubblico con una partecipazione e un trascinamento che ti prende e “illumina”.

   Il gattino di campagna, di “Felini” (vedi link in note), un poco malconcio, ma molto sognatore adesso ha spiccato un gran volo. 

   Perché come dice Gilberto Gil (Marco all'EstragonClub l'ha chiamato il mio papa), in una sua canzone, “Palco”, Marco la canta spesso nei sui concerti, “chi comanda è la dea della musica……”da una brocca sgorga un balsamo ….per far sì che il canto canti il cantare”. È musica sia per sempre….”per scacciare l’inferno in un altro luogo…..l’inferno fora daqui”.


             Salvatore Spallina



NOTE:

Marco Castello è nato e vive a Siracusa. Si è laureato, ai corsi di jazz della scuola Claudio Abbado di Milano, in tromba jazz. Nel tempo è diventato un polistrumentista, suona tromba, batteria, chitarra e piano. Ha effettuato delle tournèe in giro per il mondo con "Erlend Oye dei Kings of Convenience" e “La Comitiva”. Ha pubblicare con 42 records, il primo disco “Contenta tu”, nel 2021. Con l’etichetta “Megghiu suli” è uscito “Pezzi della sera” nel 2023 e nel dicembre 2025 “Quaglia sovversiva”.


https://youtu.be/xhfKnEkqTV4 - "Editto dal sottosuolo" dall'album "Quaglia Sovversiva", live, EstragonClub - Bologna - maggio 2026

https://youtu.be/Vl5b5It17kU "Copricolori" dall'album "I pezzi della sera", live, EstragonClub - Bologna - maggio 2026

Qui di seguito alcuni link, rigorosamente live, di alcune interpretazioni particolari: -https://www.youtube.com/watchv=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1Chiuviti/Nun chiuviti - Marco Castello -  La7 – Propaganda live

https://www.youtube.com/watchv=VhWjgsLDvMY&list=RDVhWjgsLDvMY&start_radio=1 - Felini - Venerus, Marco Castello 

https://www.youtube.com/watchv=olNfvciRIp0&list=RDolNfvciRIp0&start_radio=1 > Marco Castello - Palco (Gilberto Gil), Live al Circolo Magnolia, Milano 14.06.25



mercoledì 1 aprile 2026

BEN OLTRE LE SENTENZE E I VERDETTI.....DENTRO LA CORNICE DELLA GIUSTIZIA SI INCROCIANO FRAGILITÀ E SENTIMENTI UMANI

 


   Mollo. È questo il dramma professionale e umano che vive l’avvocato penalista Orazio Oravediamo, protagonista del romanzo “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni. Il professionista si era dimenticato, letteralmente, di presentare in tribunale il ricorso in appello di un cliente che era stato condannato in primo grado. La dimenticanza avrebbe significato e significò il sicuro arresto dell’imputato. Dopo questo primo atto, che lo prostra profondamente nel fisico e nella mente, valuta, addirittura, di cambiare professione, di allontanarsi dalla sua città e dal "suo" tribunale. Questo ed il suo studio erano diventati il binomio dominante di tutta la sua vita, fino a quel momento.

   Questo primo spunto è il nodo iniziale sul quale si muove il romanzo postumo dell’avvocato Ettore Randazzo. Poi il racconto si apre e si intreccia con l'avvincente storia del forte innamoramento per Sveva, che, nello svolgersi degli eventi, diventerà amore. Poi c'è l'amore per Ortigia, poi ancora le tante sfumature giuridiche che ruotano intorno al concetto di giustizia. 

   Dentro la trama del romanzo il lettore troverà spunti ed intrecci che solo una mente critica ha saputo cogliere dentro il rapporto profondo che esiste fra il corpo del diritto, tout court, e il senso di giustizia che gli pervade l’anima fino a stordirlo.




 
  Si perchè il racconto di Orazio/Ettore è ricco di spunti sentimentali, di puri passaggi poetici, a nostro avviso, e di uno spaccato giuridico, professionale ed umano che riguarda una vicenda processuale che vede implicate due alte cariche della magistratura.
   No, non anticipiamo, faremo brevi cenni ai contenuti che più ci hanno preso. Per il resto crediamo che il libro vada gustato, in tutte le sue sfumature, dall'inizio alla fine. Ci soffermeremo su due passaggi. Il primo professionale, il secondo poetico. 
   Non mollo. Spinto da un suo giovane allievo avvocato ad uscire dal torpore professionale nel quale era caduto Orazio/Ettore ritrova la spinta e la voglia di tornare a difendere. Il caso lo intriga non poco. Infatti nel racconto troviamo la descrizione di pensieri pensati, immaginati e mai detti esplicitamente, cui assiste come avvocato difensore nelle sedute processuali che vedevano implicati due alti magistrati: uno in veste di P.M. e l'altro di indagato. Ci siamo immaginati due scene che si svolgevano, però, contestualmente in un solo proscenio, quello processuale. La prima scena è quella dei pensieri non detti tra i due magistrati che pensano come uomini ed un secondo dopo quei pensieri vengono annullati dagli atti compiuti che attengono al ruolo giuridico dei due protagonisti. 

  Poi ci sono passaggi come questi: se è vero che “la giustizia inevitabilmente genera ingiustizia, forse chi non l’assaggia non ci crede, ma l’uomo non potrà mai evitarlo: L’imperfezione umana è la nostra magnifica condizione, non ci saprei rinunciare……..eppure mi batterò sempre contro l’ingiustizia, almeno finché mi sentirò avvocato. L’alternativa è rassegnarsi, nessuno lo vuole, nessuno può permetterselo”. O ancora il sentire a pelle "il fascino dell'immersione nelle sofferenze di chi aveva bisogno di me, con la speranza di poterle alleviare". 
  DENTRO e FUORI dalla toga restano gli uomini con le loro miserie e le loro nobiltà, con i tormenti e le speranze che accompagnano le vite di tutti noi.
  E sono questi sentimenti umani "salvati" dalla morsa delle norme cui guarda, anche lui, senza toga, l'avvocato Orazio/Ettore.


abbiamo immaginato che dalla finestra dello studio dell'avv. Zelante (dove Ettore sarà ospitato come collega), sentisse le emozioni che gli trasmetteva il mare di Ortigia e vedesse questo scorcio della Riviera di Levante

   Ora passiamo al secondo punto. Ortigia. L'isola con le sue strade, il suo mare, i suoi suoni, i suoi odori diventa quel crogiuolo e quello scrigno che racchiude il senso della rinascita (anche la storia d’amore e di passione con Sveva trovano nella casa e nella terrazza, sul mare di Ortigia, il loro punto più alto, un mondo dove le sensazioni fanno battere forte il cuore tanto da dimenticare tutto “….ero stupito della sua bellezza e del mio stupore”. Quasi a voler fermare il tempo con lo scorrere della vita per immergersi in un sogno dove la mente trova il suo appagamento ed il cuore trova il suo elisir per una eterna giovinezza, dove " .....la luna di Ortigia sorgeva incantevole e frettolosa tentando anzitempo di scalzare il sole; maestosa nel mare, l'opposto della precarietà della vita, il trionfo dell'immensità dell'universo sulla miseria delle passioni umane".

    Usciamo dal romanzo e andiamo chiudere con l’uomo Ettore, con l'Ettore interrogante ed autointerrogante e con il suo senso della giustizia “donata a tutti”.

  Come nel dialogo platonico, Protagora, egli ripercorre il cammino del nomos (l'ordine e il senso della giustizia). Foscolianamente, lo interpreta con “quello spirto guerrier ch’entro mi rugge” e lo identifica nella parte del “difensore”(nel processo penale), come una sorta di ruolo rivoluzionario, come tutore e paladino della vera legalità, come ha fatto in tutta la sua vita e come sanno tutti quelli che lo hanno conosciuto e si identificano come suoi allievi e, de facto, lo hanno testimoniato e continuano a testimoniarlo ancora adesso.

   Sente tutto questo come una eredità viva quando cammina nella “sua” Ortigia su “quelle pietre calpestate da ingegni fondamentali per il nostro progresso scientifico e culturale dell'uomo e richiamavano ancora una volta la giustizia, la legalità, la difesa, la loro importanza per la civiltà di un paese”.

   Ettore incarna tante anime. Cucite addosso a lui trovano una bella sintesi nella sua capacità di saperle interpretare tutte: basta che se ne presentasse l'occasione. Prudenza, intelligenza, caparbietà, capacità di sintesi, saper usare uno specifico linguaggio a seconda del contesto sociale, politico, culturale. Poi, non ultima, anche la capacità di saper spaccare, se lo esigesse il caso, il capello in due, pur di trovare una soluzione utile per poter risolvere una sua difesa.

   Agon è stato ed è, tutt'oggi, la rappresentazione di un processo simulato che prende spunto dai temi trattati nelle tragedie greche che si svolgono presso il Teatro Greco di Siracusa. Ettore ne è stato promotore e ideatore, a partire dal 2007. Questo manifesto del 2017 è dedicato a lui. 


Salvatore Spallina


Note:

Ettore Randazzo ci ha lasciati il 20 febbraio 2017, a 68 anni. Avvocato penalista, ideatore e promotore del "LA.P.E.C e Giusto Processo", è stato Presidente dell'Unione Camere Penali Italiane. Si è occupato di Deontologia Penale a vario livello, ha tenuto dei corsi presso alcune università italiane (oltre a molte lezioni e seminari) e ha fondato la "Scuola Nazionale di Deontologia e Tecnica del Penalista". È stato presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore Internazionale di Studi Criminali. Ha scritto saggi, romanzi e curato pubblicazioni. “Deontologia e tecnica del penalista”, Ed. Giuffrè 1997), “L'avvocato e la verità”, Ed. Sellerio 2003, “La giustizia nonostante”, Ed. Sellerio 2006, “Le indagini della difesa”, di Renato Bricchetti e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2012, “Il procedimento dinanzi al giudice di pace” di Lucia Randazzo e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2013, “Difendere”, Ed. Giuffrè 2017. I romanzi: “E lo difendono pure”, Ed. Giuffrè 2008, “E forse una condanna al silenzio”, Edizioni Ets 2012,  “Doppio inganno”, Edizioni Anordest 2015. Postumi, “Il pieghevole dei sogni”, Edizioni Ets 2021, “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni 2025. In particolare ha curato: “Giudice, difensore e P. M. in aula. Strategie e tecniche del processo”, Ed. Giuffrè 2010, “Il penalista e il nuovo codice deontologico”, Ed. Giuffrè 2014.

Durante la lettura del libro, fra una pausa di lettura e l’altra, ci siamo fatti compagnia con delle canzoni. Ci piace pensare che alcune di queste, per i contenuti, l’uso delle espressioni dialettali, tanto care ad Ettore, le melodie fossero vicine al suo sentire musicale. In particolare Peppe Cubeta. Magari avrà avuto modo di ascoltarlo, live, in qualche occasione, visto che Peppe dei "Qbeta", fondatore, anima, quintessenza del gruppo sta sulle scene dei teatri, delle piazze della nostra provincia dai primi anni ’90.

https://www.youtube.com/watch?v=neHYRC1Ze9U&list=RDneHYRC1Ze9U&start_radio=1 - Qbeta - U Munnu è Fora

Un altro musicista siracusano, innamorato di Ortigia, come Ettore, è Marco Castello. Marco si sta facendo strada da qualche anno, ma lo spirito che mostra con la sua musica e con i suoi testi ce lo ha fatto associare a Ettore per questa sua battuta: “Scrivo per ribellarmi a qualcosa che non mi piace” a proposito del suo libro “Doppio inganno”.

https://www.youtube.com/watch?v=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1 - Marco Castello - Chiuviti/Nun chiuviti - La7- Propaganda live - Dall’album “Quaglia Sovversiva”
















domenica 6 luglio 2025

MEMORIE STORICHE INTORNO ALLA CITTÀ DI SIRACUSA di EMMANUELE de BENEDICTIS



   Il magnifico e maestoso ficus presso il Castello del Solacium, storica dimora di Federico II di Svevia, a Siracusa, oggi parte integrante della Azienda Pupillo, non poteva che far da padrino alla bella ed importante presentazione dell’opera “completa” di Emmanuele de Benedictis.

  Il 16 giugno u.s., La Società Siracusana di Storia Patria, ha presentato, presso le cantine Pupillo, appunto, in contrada Targia, a Siracusa, l’opera di Emmanuele de Benedictis, in tre volumi, “Memorie storiche intorno alla città di Siracusa”, Editore Morrone. 



            da sx, D. Scarfì, assessore F. Granata, C. Pupillo, S. Santuccio, V. Guggino

   


   I primi due volumi erano stati già pubblicati nei primi anni 70 del novecento per opera di Marino Moretti (della famiglia de Benedictis). L’editore IMAG, infatti, pubblicati i primi due volumi e aver stampato/pubblicato poche copie del terzo, fallì e l’opera nella sua interezza non aveva avuto che pochi possessori.

    Carmelina Pupillo ha fatto gli onori di casa presentando e rappresentando la bontà della location unitamente all’onore di poter partecipare alla consegna ai soci della Società Siracusana di Storia Patria, alla città, agli studiosi, agli appassionati di storia tutta l’opera nella sua completezza.

   Ha, giustamente, tenuto a far rilevare che l’azienda di famiglia “cade” dentro il perimetro delle Mura dionigiane, dentro quei 27 km dove gli sforzi della sua famiglia per salvaguardare la proprietà e il prestigio della stessa si incrociano con la trascuratezza delle istituzioni demandate ad averne responsabilità e cura. 

   Poi la parola è passata all’assessore alla Cultura del Comune di Siracusa, Fabio Granata, che, oltre ai saluti dell’amministrazione, ha voluto esprimere il piacere e la sua personale soddisfazione per la pubblicazione completa dell’opera grazie al contributo del Ministero della Cultura.

   

   

                            Vincenzo Guggino, discendente di E. de Benedictis

   Non senza emozione, viene invitato a parlare Vincenzo Guggino, che del de Benedictis è un diretto discendente, per parte di mamma, per il suo diretto contributo alla realizzazione completa della pubblicazione. Lui, come suo fratello Marino, per la prima edizione hanno avuto fra le mani il manoscritto originale al quale hanno apportato delle sistemazioni nel testo e delle ragionevoli correzioni. Vincenzo, finalmente, con giusto orgoglio, è stato testimone e realizzatore del sogno del suo avo.


                                                   Salvatore Santuccio

   Non da meno, ma in maniera diversa, è stato il piacere e l’apprezzamento, anche grazie alla Carlo Morrone Editore, espressi, a nome di tutta La Società Siracusana di Storia Patria, dal suo presidente, Salvatore Santuccio. Lo stesso, nel merito dell’intera opera, ha voluto sottolineare la capacità che lo storico de Benedictis ebbe nel restare fedele ad alcuni dettami importanti, quali l’integrità intellettuale, l’idea che la grandezza storica di Siracusa, in una dialettica concreta della storia, andasse trasmessa alle future generazioni, e poi quell’etica liberale che cercò di non smarrire mai nella ricerca dei fatti e nella loro trasposizione cartacea.

   In particolare ci piace citare, a chiusa del suo interessante intervento, un dettaglio non da poco del de Benedictis. Come sappiamo la fine della sua ricerca storica coincide con il 1860, l’anno dei plebisciti, dopo l’epopea garibaldina e la volontà di Casa Savoia di far esprimere il Popolo, e non più attraverso l’elezione di un’assemblea che ne discutesse i modi e i tempi, sulla annessione dei nuovi territori al Regno di Sardegna.

   La popolazione di Siracusa si aggirava intorno ai 16.000 abitanti. I Siracusani che andarono ad esprimere un voto nei seggi furono esattamente 3522+1, una percentuale enorme, relativamente alle condizioni ed alla situazione sociale. La voglia di cambiamento  fece prevalere in tutti i partecipanti un SI all'annessione. Solo 1 è stato il voto contrario. L’eccezionalità di quel voto fu espresso proprio dal de Benedictis, a voler rimarcare in maniera netta la distanza politica al pasticcio dei decreti (se ne susseguirono più d'uno!!) e alle decisioni prodittatoriali sui plebisciti perchè poco avevano a che fare con il liberalismo. 

   Noi siamo stati e siamo grandi estimatori dell'autore di quest'opera. Nel lontano 1984 quando passarono fra le nostre mani i primi due volumi delle "Memorie storiche......" ce ne pascemmo in abbondanza proprio grazie alle sua capacità di essere storico vero e con quei crismi, espressi sopra, che ne caratterizzavano la ricerca. Ci riferiamo alla ricerca bibliografica finalizzata alla pubblicazione di un piccolo saggio relativo a "I moti popolari del 1837 a Siracusa" (vedi note).

 
                                                                    Dario Scarfì

   La parola passa a Dario Scarfì, curatore dell'intera opera, vero appassionato ed amante della cultura ad ampio raggio. Inseguiva questo sogno da una ventina d’anni ed averlo visto realizzato gli ha procurato, sotto la maestà del ficus, sincere emozioni. 

   Noi ne conosciamo bene la meticolosità, la precisione, l’amore per la cultura e la storia, da illo tempore. Tutte queste qualità le ha messe in atto nella revisione del manoscritto originale, unitamente ad Vincenzo Guggino, ed insieme hanno intrapreso il lungo percorso che li ha portati al raggiungimento dello scopo. 

   Poi ha voluto soffermarsi su due particolari di grande importanza nell'opera di de Benedictis. La prima considerazione è che la storia civile e politica di Siracusa, che lo storico ha imparato ad amare nel corso della vita, fosse inserita in una visione di più grande respiro che potesse rendere merito al valore della città. 

   La seconda considerazione va ad integrare e completare la prima. Cioè ne fa quasi da sfondo. Emmanuele de Benedictis è convinto che alcuni degli eventi che la città ha cominciato a vivere in prima persona, a partire dai moti risorgimentali del 1820/21 e quelli a seguire quelli del 1837, del 1848 e quelli che porteranno all’Unità d'Italia, avrebbero fatto da culla per la nascita di una nuova classe dirigente siracusana, che, a buon diritto e con pieno titolo, avrebbe potuto partecipare alla prossima storia italiana ed europea che si stava inscrivendo nella realtà. 

   Poi Dario Scarfì ha voluto ribadire con quanta cura l'autore ha scelto i documenti oggetto della sua ricerca. In primis in quanto direttore dell'Archivio Nazionale, poi perchè trascrittore di determinati proclami o addirittura da diretto estensore degli stessi.


                            Un grazie speciale per le foto del pubblico a Vincenzo Di Falco

   Il folto pubblico intervenuto ha dimostrato grande apprezzamento per il dibattito e i tanti soci della Società di Storia Patria hanno potuto, con soddisfazione, avere tra le mani i tre importanti volumi da andare a riporre nella biblioteca di famiglia.


 Salvatore Spallina

Note:
relativamente ad alcuni avvenimenti di storia siracusana, segui questo  link: "I moti popolari del 1837 a Siracusa" di Salvatore Spallina















   






domenica 2 marzo 2025

RICORDI DA INCORNICIARE, GRANITICHE CERTEZZE LIMPIDE COME IL MARE, GENIUS LOCI

 


                                      
    Questa raccolta di storie e di memorie contenute in “Olivara Mon Amour - Storia di Mare e di Vacanza” di Giuseppe Marino, a prima vista, potrebbe sembrare la tipica pubblicazione amatoriale, in realtà lo è solo in parte.

   Diciamo questo perché in quarta di copertina si staglia, dall’alto e in largo sua maestà, l’imperatore del Villaggio L'Olivara. Poi, a margine, si insinua una maliziosa didascalia: “Storie di amicizie oltre il tempo. Quarant’anni di estati italiane nella magia di sentimenti e ricordi inebriati dal profumo del Mediterraneo”.

                  

                                         sua maestà imperiale, l'ulivo secolare   

    Ed ecco che scorrendo le pagine viene fuori che lo scopo principale dello scrittore non è solo quello di tirare fuori una serie di ricordi, di aneddoti, di storie vissute, di scherzi indimenticabili fra amici, in realtà, la raccolta quarantennale delle memorie di un ottantaquattrenne, si trasforma in una serie di contenuti che non appartengono più alle sue memorie ed a quelle dei suoi primi destinatari. I contenuti si sposano con chi ha voglia di approcciarsi o ha vissuto quei luoghi,  quelle immagini, con un coinvolgimento soggettivo che poi ha finito per trasmettere, col passa parola, a buona parte di quelli cui ha raccontato il "suo" Villaggio.

   Si perché le storie, i luoghi soprattutto, racchiudono sapori, momenti, storie che hanno un sostrato emotivo fuori dal comune, per chi li ha “vissuti” o magari immagina di poterli vivere.

           
  Tratto di spiaggia e la Chiesa della Madonna dell'Assunta, visti dall'affaccio Raf Vallone di Tropea




                                                   Dentro il Villaggio con vista Tropea

   Intanto la condizione di libertà cui si aspira quando ci si proietta lontano dal luogo di lavoro è quella di vedersi con la mente in un posto che possa rigenerarti, dove poter ritrovare quella parte del proprio sé che un poco si va frammentando e disperdendo nelle relazioni di lavoro, nel traffico vorticoso della quotidianità e dei perigli della vita. Speri proprio di ricomporlo, riprendertelo……e ripartire.   

 

                     lo spettacolo, solo notturno, dell'apertura dei fiori di cactus

   Intanto le persone preso possesso del luogo, e si fa in fretta, non impiegano molto a comprendere lo stile comportamentale essenziale che caratterizza quei luoghi. Anche per chi non è un frequentatore, ci si rende conto che ciò di cui ci si deve spogliare sono gli habitus di ogni giorno e cercare di tornare più naturali, sinceri.

   Non ci vuole molto  a scoprire che sedersi sotto l’ombra di sua maestà è rilassante in qualunque ora del giorno e della notte. Quell’ulivo sembra un padre buono e tenero che accoglie ed è pronto ad assolverti di tutto.

   Poi ne abbiamo visti tanti di amici, conoscenti, o semplici ospiti seduti da soli, pensierosi, a fumare il sigaro, la sigaretta; cominciare una rilassata conversazione con il primo che gli si siede accanto e dopo un’ora lasciarsi con un commiato, come non gli succedeva da tempo, con la serenità di sapere che magari domani potrà ricontrarlo o incontrare un altro ospite che sarà lì bendisposto a condividere i propri pensieri con serenità, rilassatezza. 

  Tanto, sua maestà, è accogliente quanto è pacioso. Qualcuno penserà pure che è un buon confessore, perché ben disposto all'ascolto. Ne avrà sentite tante di storie, di gioia, di dolori, di successi, da giovani e meno giovani. 

           Un tramonto con Stromboli, Strombolicchio e uno squarcio di paesaggio incantato

    La terza generazione dei primi ospiti sta portando i propri pargoli nella piscina dei bambini e fa stemperare i piccoli mal di pancia sotto l’ombra rassicurante  di sua maestà l'imperatore. Poi la frescura serale della Costa degli Dei, così battezzarono i coloni greci quelle fiancate di roccia, dove un miracoloso incrocio di  venti fa sì che la brezza marina lambisca quei costoni per assicurare un sonno delicato e sereno anche con i 33 gradi e passa di temperatura fino a tarda mattina.

   Poi ognuno andrà a cercare la sua spiaggia  e il suo mare preferiti, da Capo Vaticano, a Riaci, da Parghelia, a Zambrone, al largo del promontorio sant'Irene o fra gli scogli della Galea.

                                                   Una feluca in tutta la sua lunghezza

                                                    chi guida la barca sta lì in alto

                          lo spettacolo che offrono questi aiuto-marinai è indescrivibile

    Un successo non indifferente riscontrano le escursioni alle Isole Eolie, ben visibili dal Villaggio nelle giornate limpide ed in ogni tramonto. Giuseppe Marino ne racconta qualcuna nel suo libro. Con dovizie di particolari si sofferma al richiamo forte che può suscitare una intera giornata da trascorrere sulle feluche ( le barche attrezzate per la caccia al pesce spada, lungo tutto lo Stretto di Messina. 

   Irrinunciabile diventa la cena nel proprio terrazzo, calamitati dai tramonti incantati che non ci siamo mai stancati  di guardare, per decenni, tutte le sere . Poi si potevano anche creare giri di amicizie che lasciano segni e visi scolpiti, per sempre, nella mente e nel cuore, ma di queste cose raccontate nelle memorie di Pino Marino accenneremo in un prossimo articolo.  

   Punti di riferimento imprescindibili, cui guardare, dentro la storia di questa spianata di ulivi sopra Tropea, rispondono ai nomi di Danilo e Lucia Zanghettin, Pasquale Di Bella, Nando (Ferdinando) Castellino.

    Durante la lettura e la redazione di queste note ci siamo fatti trascinare, spesso, dalla voce di Djavan e dai tocchi incredibili della chitarra di Paco De Lucia e dal brano di Pat Metheny che fa da sfondo musicale al video.

Oceano - Djavan - arrangiamento e solo di Paco de Lucia

 

Salvatore Spallina

 

 Note: 

1) Video-Foto - Olivara Mon Amour - https://youtu.be/OT2-3IoC-cY - Musica di Pat Metheny Group & Pedro Aznar - Dream Of The Return

2) https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/viaggi/683418/olivara-mon-amour-2/ 






          











 

mercoledì 19 febbraio 2025

ΠΑVΤΑ ΜE ΚΡUΠΤΟ – “TUTTU M’ACCAPPU” – DAI BANCHI DI SCUOLA MOMENTI INDELEBILI

                                      



   Παντα μέ κρυπτο  “Tuttu m’accappu”. Questa è una delle espressioni più strane, di greco maccheronico, inventato dagli studenti, da quelli della 3C. Un poco di conoscenza del greco classico e di dialetto della Sicilia orientale sono indispensabili, per coglierne appieno il significato!!. Di certo, ce ne sono altre di battute  presenti nella memoria di quella classe.
   Il mondo dei Gargallini a Siracusa e provincia è ben folto e con una forte identità. Buona parte di esso si è sempre identificata con l'Istituto collocato nel cuore dell'isola di Ortigia. Una forte polemica ruota, ancora oggi, intorno al suo mancato restauro ed al trasferimento dell'Istituto lontano da Ortigia. Ma queste note non vogliono entrare nel merito del dibattito della politica scolastica passata e presente, ma restare su quanto Antonio Poidimani ha trasferito nelle pagine questo libro.  
   Una delle terzine più famose della storia nelle pareti del  Liceo Classico Gargallo - Siracusa

  Quanto al significato di Παντα μέ κρυπτο..... è polisenso. Può rappresentare un momento di sfiga, di euforia, di gioia e......di tante altre cose ancora.  

    La cosa curiosa di questo libro è che di tanti contenuti, riguardanti la classe, il sottoscritto ne è venuto a conoscenza, per le vicende personali della vita, appena quattro anni dopo il conseguimento della maturità della  stessa classe.  A rafforzare la conoscenza di personaggi e di contenuti ci ha pensato il destino incrociando, una supplenza assegnata al sottoscritto in storia e filosofia,  nei primi mesi del 1980, proprio al Gargallo dove, insieme al preside Renato Randazzo, c'era ancora la quasi totalità dei proff. della Terza C. e qualcuno anche del ginnasio. 
   Un forte rapporto con la struttura, con i suoi studenti e con quel che rappresenta è tornato ad esserci nel triennio 1989-1992, nel corso E, preside la prof.ssa Giglio Costa. Le scale, le classi, i corridoi , l’aula insegnanti, gli uccelli imbalsamati dell’aula di scienze,  i macchinari dell’aula di fisica sono nel bagaglio dei ricordi di chi scrive, allora giovane insegnante. 

   La Terza C al momento della reunion ufficiale (dicembre 2016) dopo 45 anni - A. Poidimani, il primo in basso da sx

   Il racconto di Antonio Poidimani passa attraverso la famosa nostalgia "canaglia", che fa bene al cuore, perchè si parla di quell'imprinting, cui non si sfugge, quello che ha colto il poeta di Recanati con i versi: "intra di quei ch'ebbe compagni dell'età più bella". Poi c'è ancora la piacevolezza di altri ricordi, con tanta freschezza descrittiva, quasi a riviverli mentre li descrivi, insieme ai ruoli dei compagni, oramai assurti a personaggi.

   Alcuni passaggi sono flash incorniciati nella memoria, battute che strappano sempre un gran sorriso, come quella della collaboratrice scolastica Fiorentino: "siti 'mpugnu di curnuti", con il magister  a didascalizzare sul significato, anche qui plurimo, di curnuti. O il mantra Mandarà-Mandarà-Mandarà-Mandarà-Mandarà-Mandarà, a scalare con la voce; o l'espressione famosissima, "figlio mio", che penso conoscano generazioni di studenti usciti dalla quella "forgia" che è stato il prof di latino e greco del Gargallo, Gioacchino  Bruno, "inteso" da tutti Jachino
 

                          Momento d'incontro di alcuni componenti della classe nel 2017

   Poi sono tanti gli spunti, scaturiti dalla chat whatsapp della classe, contenuti nel libro, anche di grande interesse Intanto per la sua passione e la dotta conoscenza di latino e greco, la classe tutta l'ha eletto a magister, l'appellativo con cui, oramai, nelle comunicazioni fra compagni, anche quando non è presente, l'autore del libro è semplicemente il magister. 
   Certo la penna di Antonio Poidimani, chirurgo, così si firma, in settima, tratta ampiamente tanti argomenti, sotto la voce "Intervento n°..., una sorta di riproduzione del tema trattato nella chat (nel progetto grafico si sente la mancanza di un editor). 
   La qualità dei contenuti, frutto degli stimoli reciproci fra compagni, ha toccato argomenti di un certo rilievo. Qui non possiamo che toccarne qualcuno. Da promotore o compartecipe il magister è sempre presente, senza mai essere presuntuoso o saccente, offre il suo punto di vista con citazioni colte, spontanee e di grande effetto. 
   
   Tanti i temi presenti, dal razzismo all'immigrazione, dall'esistenza dell'anima al tempo, dalla religione alla giustizia, dalla scienza all'etica.  Alcuni sono trattati in maniera appassionata e colta, per esempio il problema del Male, "Unde Malum", dove non mancano gli spunti sulla stretta attualità, dalla guerra in Ucraina, ad Hamas-Israele, per poi passare da un percorso filosofico che tratta con consapevolezza  spunti che vanno da Platone a Socrate, da  Sant'Agostino, a Leibniz, a Kant, con l'immancabile  Seneca e le sue lettere a Lucilio. Poi un altro punto che fa capolino in più di un "Intervento" è la questione sul razzismo sulla quale il magister, in due passaggi esprime, inequivocabilmente, il suo di pensiero"....Solo un ignorante in biologia può credere nella "razza pura"" e poi ancora "prendetevela con l'ideologia, ma, per carità, non con la biologia". 
    
           Viaggio d'istruzione a Vico Equense a.s.1969/70 ".....Partiamo in 340 e in 340 dobbiamo tornare. Né uno in più né uno in meno...." le parole fatidiche di Jachino alla stazione prima della partenza

  Noi siamo del parere che non c’è un momento buono per incontrarsi con i compagni con cui hai vissuto anni spensierati e meravigliosi: è sempre il momento buono e giusto. Si sente il bisogno di un'autenticità ed una semplicità perdute. Questo scambio di pensieri fra compagni e questi rapporti, che con buona volontà si riescono a tenere saldi, restituiscono frammenti di felicità. Anche se parliamo di momenti, hanno una loro magia, un'energia che rispetto ai beni materiali, che ci passano per le mani, non hanno nessuna equivalenza. In fondo in fondo queste persone non sono mai uscite dalla nostra mente, come a dire, dalla nostra vita.

  

Salvatore Spallina