CATHY LA TORRE è nata a Erice (TP). Avvocata, attivista e fondatrice di Wildside Legals, studio legale specializzato in diritti fondamentali, diritto anti-discriminatorio e digital law. Da vent’anni conduce battaglie legali e culturali per i diritti civili e la parità di trattamento, con particolare attenzione alle discriminazioni basate su genere, orientamento sessuale e identità di genere. Nel 2019 è stata premiata a Bruxelles come miglior avvocata pro-bono d’Europa da The Good Lobby. Nel 2020 ha ricevuto il Premio Coraggio Emanuela Loi. Ha pubblicato "Nessuna causa è persa" (Mondadori, 2020), "Ci sono cose più importanti" (Mondadori, 2022), "Non è normale. Se è violenza non è amore. È reato" (Feltrinelli, 2024) e "Non si può più dire niente. Manuale di sopravvivenza tra politicamente corretto e linguaggio inclusivo" (ROI Edizioni, 2025). Sui social è Avvocathy ed è la voce di Diritti ai Diritti, il podcast di Wildside Legals che rende il diritto accessibile a tutte e tutti. Nel 2025 ha portato in scena nei teatri italiani "Tutte le volte che le donne", un monologo, preludio a questo libro
IL VENTO CHE PORTA I SUONI DEL MONDO
domenica 21 giugno 2026
"NON LO SAPEVO" "NON SAPEVO NIENTE DI TUTTO QUESTO" " PERCHÉ NON LO SAPEVO?"
venerdì 22 maggio 2026
UN’ISOLA SOTTOMARINA ILLUMINA E INQUIETA MARCO CASTELLO. “QUAGLIA SOVVERSIVA” UN BEL FRUTTO
Man mano che l’intero album prendeva forma, nella sequenza, sembrava potesse somigliare ad una rappresentazione simile a quella che scattava nella mente di un cantastorie classico quando immaginava e componeva. Il cantastorie partiva sempre da fatti veri. Li rappresentava, graficamente, in singoli quadretti. I momenti, gli episodi, i personaggi poi li trasferiva in un grande cartellone telato. Lì trovavano spazio e sequenzialità per poi cantarli in un racconto/narrazione, accompagnandosi con la chitarra. Le piazze dei paesi e le grandi fiere erano i luoghi in cui avveniva l'evento. Personalmente, per la prima volta, abbiamo avuto modo di ascoltare Ciccio Busacca, nel 1962, live, in una fiera grandissima . Perché parliamo di lui? Perché Marco Castello ama il cantastorie.
il cantastorie Ciccio Busacca
Oggi diremmo che quelle storie potrebbero assomigliare ad un concept album. Parliamo di Busacca, non a caso, nel senso che è stato lo stesso Marco, alla fine di una intervista, a citarlo come un modello da rivalutare, come un punto di riferimento sempre vivo riguardo la musica popolare.


In
Marco il racconto della sua isola, quella immaginata, Delia, e, quella vera,
Ortigia, “tanto sempre quaglie sono”, intrecciato fra parole e musica, assume vari aspetti. Le immagini distorte/sghembe, a volte liberatorie, a
volte brucianti, mai compassionevoli o giustificative dello status quo, sono preminenti, i contenuti non definiti, “ce ne dobbiamo liberare”.
Con il lavoro continuo, insieme a, “quel gran genio del mio amico”, Stefano Ortisi, e agli altri componenti del gruppo, l’emotività creativa si è incontrata con le visioni, le sensibilità musicali e con le capacità di ogni componente del gruppo, tanto da sapersi adattare, in una condivisione d’insieme. Nella costruzione degli arrangiamenti c’è una dedizione, una precisione, una meticolosità, che chi ha orecchio coglie.
C’è un lavoro sui pezzi di gran qualità con una identità che rende ogni pezzo un piccolo capolavoro. Gli strumenti insieme si completano nella costruzione dell’armonia dove pop, folk, funky, jazz si fondono e, finemente, impattano con le idee musicali di Marco e col sentire del pubblico. Sia nel disco che nei concerti.


Il gattino di campagna, di “Felini” (vedi link in note), un poco malconcio, ma molto sognatore adesso ha spiccato un gran volo.
Perché come dice Gilberto Gil (Marco all'EstragonClub l'ha chiamato il mio papa), in una sua canzone, “Palco”, Marco la canta spesso nei sui concerti, “chi comanda è la dea della musica……”da una brocca sgorga un balsamo ….per far sì che il canto canti il cantare”. È musica sia per sempre….”per scacciare l’inferno in un altro luogo…..l’inferno fora daqui”.
Marco Castello è nato e vive a Siracusa. Si è laureato, ai corsi di jazz della scuola Claudio Abbado di Milano, in tromba jazz. Nel tempo è diventato un polistrumentista, suona tromba, batteria, chitarra e piano. Ha effettuato delle tournèe in giro per il mondo con "Erlend Oye dei Kings of Convenience" e “La Comitiva”. Ha pubblicare con 42 records, il primo disco “Contenta tu”, nel 2021. Con l’etichetta “Megghiu suli” è uscito “Pezzi della sera” nel 2023 e nel dicembre 2025 “Quaglia Sovversiva”.
https://youtu.be/xhfKnEkqTV4 - "Editto Dal Sottoscoglio" dall'album "Quaglia Sovversiva", live, EstragonClub - Bologna - maggio 2026
https://youtu.be/Vl5b5It17kU - "Copricolori" dall'album "I pezzi della sera", live, EstragonClub - Bologna - maggio 2026
Qui di seguito alcuni link, rigorosamente live, di alcune interpretazioni particolari: -https://www.youtube.com/watchv=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1 - Chiuviti/Nun chiuviti - Marco Castello - La7 – Propaganda live
https://www.youtube.com/watchv=VhWjgsLDvMY&list=RDVhWjgsLDvMY&start_radio=1 - Felini - Venerus, Marco Castello
https://www.youtube.com/watchv=olNfvciRIp0&list=RDolNfvciRIp0&start_radio=1 > Marco Castello - Palco (Gilberto Gil), Live al Circolo Magnolia, Milano 14.06.25
mercoledì 1 aprile 2026
BEN OLTRE LE SENTENZE E I VERDETTI.....DENTRO LA CORNICE DELLA GIUSTIZIA SI INCROCIANO FRAGILITÀ E SENTIMENTI UMANI
Mollo. È questo il dramma professionale e umano che vive l’avvocato penalista Orazio Oravediamo, protagonista del romanzo “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni. Il professionista si era dimenticato, letteralmente, di presentare in tribunale il ricorso in appello di un cliente che era stato condannato in primo grado. La dimenticanza avrebbe significato e significò il sicuro arresto dell’imputato. Dopo questo primo atto, che lo prostra profondamente nel fisico e nella mente, valuta, addirittura, di cambiare professione, di allontanarsi dalla sua città e dal "suo" tribunale. Questo ed il suo studio erano diventati il binomio dominante di tutta la sua vita, fino a quel momento.
Questo primo spunto è il nodo iniziale sul quale si muove il romanzo postumo dell’avvocato Ettore Randazzo. Poi il racconto si apre e si intreccia con l'avvincente storia del forte innamoramento per Sveva, che, nello svolgersi degli eventi, diventerà amore. Poi c'è l'amore per Ortigia, poi ancora le tante sfumature giuridiche che ruotano intorno al concetto di giustizia.
Dentro la trama del romanzo il lettore troverà spunti ed intrecci che solo una mente critica ha saputo cogliere dentro il rapporto profondo che esiste fra il corpo del diritto, tout court, e il senso di giustizia che gli pervade l’anima fino a stordirlo.
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Usciamo dal romanzo e andiamo chiudere con l’uomo Ettore, con l'Ettore interrogante ed autointerrogante e con il suo senso della giustizia “donata a tutti”.
Come nel dialogo platonico, Protagora, egli ripercorre il cammino del nomos (l'ordine e il senso della giustizia). Foscolianamente, lo interpreta con “quello spirto guerrier ch’entro mi
rugge” e lo identifica nella parte del
“difensore”(nel processo penale), come una sorta di ruolo rivoluzionario, come tutore e paladino della vera legalità, come ha fatto in tutta la sua vita e come sanno tutti
quelli che lo hanno conosciuto e si identificano come suoi allievi e, de facto, lo hanno testimoniato e continuano a testimoniarlo ancora adesso.
Sente tutto questo come una eredità viva quando cammina nella “sua” Ortigia su “quelle pietre calpestate da ingegni fondamentali per il nostro progresso scientifico e culturale dell'uomo e richiamavano ancora una volta la giustizia, la legalità, la difesa, la loro importanza per la civiltà di un paese”.
Ettore incarna tante anime. Cucite addosso a lui trovano una bella sintesi nella sua capacità di saperle interpretare tutte: basta che se ne presentasse l'occasione. Prudenza, intelligenza, caparbietà, capacità di sintesi, saper usare uno specifico linguaggio a seconda del contesto sociale, politico, culturale. Poi, non ultima, anche la capacità di saper spaccare, se lo esigesse il caso, il capello in due, pur di trovare una soluzione utile per poter risolvere una sua difesa.
Ettore Randazzo ci ha lasciati il 20 febbraio 2017, a 68 anni. Avvocato penalista, ideatore e promotore del "LA.P.E.C e Giusto Processo", è stato Presidente dell'Unione Camere Penali Italiane. Si è occupato di Deontologia Penale a vario livello, ha tenuto dei corsi presso alcune università italiane (oltre a molte lezioni e seminari) e ha fondato la "Scuola Nazionale di Deontologia e Tecnica del Penalista". È stato presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore Internazionale di Studi Criminali. Ha scritto saggi, romanzi e curato pubblicazioni. “Deontologia e tecnica del penalista”, Ed. Giuffrè 1997), “L'avvocato e la verità”, Ed. Sellerio 2003, “La giustizia nonostante”, Ed. Sellerio 2006, “Le indagini della difesa”, di Renato Bricchetti e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2012, “Il procedimento dinanzi al giudice di pace” di Lucia Randazzo e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2013, “Difendere”, Ed. Giuffrè 2017. I romanzi: “E lo difendono pure”, Ed. Giuffrè 2008, “E forse una condanna al silenzio”, Edizioni Ets 2012, “Doppio inganno”, Edizioni Anordest 2015. Postumi, “Il pieghevole dei sogni”, Edizioni Ets 2021, “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni 2025. In particolare ha curato: “Giudice, difensore e P. M. in aula. Strategie e tecniche del processo”, Ed. Giuffrè 2010, “Il penalista e il nuovo codice deontologico”, Ed. Giuffrè 2014.
Durante la lettura del libro, fra una pausa di lettura e
l’altra, ci siamo fatti compagnia con delle canzoni. Ci piace pensare che alcune di queste, per i
contenuti, l’uso delle espressioni dialettali, tanto care ad Ettore, le melodie fossero vicine al suo sentire musicale. In particolare Peppe Cubeta. Magari avrà avuto modo di ascoltarlo, live, in qualche occasione, visto
che Peppe dei "Qbeta", fondatore, anima, quintessenza del gruppo sta sulle scene
dei teatri, delle piazze della nostra provincia dai primi anni ’90.
https://www.youtube.com/watch?v=neHYRC1Ze9U&list=RDneHYRC1Ze9U&start_radio=1 - Qbeta - U Munnu è Fora
Un altro musicista siracusano, innamorato di Ortigia, come Ettore, è Marco Castello. Marco si sta facendo strada da qualche anno, ma lo spirito che mostra con la sua musica e con i suoi testi ce lo ha fatto associare a Ettore per questa sua battuta: “Scrivo per ribellarmi a qualcosa che non mi piace” a proposito del suo libro “Doppio inganno”.
https://www.youtube.com/watch?v=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1 - Marco Castello - Chiuviti/Nun chiuviti - La7- Propaganda live - Dall’album “Quaglia Sovversiva”
domenica 6 luglio 2025
MEMORIE STORICHE INTORNO ALLA CITTÀ DI SIRACUSA di EMMANUELE de BENEDICTIS
Il magnifico e maestoso ficus presso il Castello del Solacium,
storica dimora di Federico II di Svevia, a Siracusa, oggi parte integrante
della Azienda Pupillo, non poteva che far da padrino alla bella ed importante presentazione
dell’opera “completa” di Emmanuele de Benedictis.
Il 16 giugno u.s., La
Società Siracusana di Storia Patria, ha presentato, presso le cantine Pupillo, appunto,
in contrada Targia, a Siracusa, l’opera di Emmanuele de Benedictis, in tre
volumi, “Memorie storiche intorno alla città di Siracusa”, Editore Morrone.
Carmelina Pupillo ha fatto gli onori di casa
presentando e rappresentando la bontà della location unitamente all’onore di
poter partecipare alla consegna ai soci della Società Siracusana di Storia
Patria, alla città, agli studiosi, agli appassionati di storia tutta l’opera nella
sua completezza.
Ha, giustamente,
tenuto a far rilevare che l’azienda di famiglia “cade” dentro il perimetro
delle Mura dionigiane, dentro quei 27 km dove gli sforzi della sua famiglia per
salvaguardare la proprietà e il prestigio della stessa si incrociano con la trascuratezza delle istituzioni demandate ad averne responsabilità e cura.
Poi la parola è passata all’assessore alla Cultura del Comune di Siracusa, Fabio Granata, che, oltre ai saluti dell’amministrazione, ha voluto esprimere il
piacere e la sua personale soddisfazione per la pubblicazione completa dell’opera
grazie al contributo del Ministero della Cultura.
Non senza emozione, viene invitato a parlare Vincenzo Guggino, che del de Benedictis è un diretto discendente, per parte di mamma, per il suo diretto contributo alla realizzazione completa della pubblicazione. Lui, come suo fratello Marino, per la prima edizione hanno avuto fra le mani il manoscritto originale al quale hanno apportato delle sistemazioni nel testo e delle ragionevoli correzioni. Vincenzo, finalmente, con giusto orgoglio, è stato testimone e realizzatore del sogno del suo avo.
Non da meno, ma in
maniera diversa, è stato il piacere e l’apprezzamento, anche grazie alla Carlo
Morrone Editore, espressi, a nome di tutta La Società Siracusana di Storia
Patria, dal suo presidente, Salvatore Santuccio. Lo stesso, nel merito
dell’intera opera, ha voluto sottolineare la capacità che lo storico de
Benedictis ebbe nel restare fedele ad alcuni dettami importanti, quali
l’integrità intellettuale, l’idea che la grandezza storica di Siracusa, in una
dialettica concreta della storia, andasse trasmessa alle future generazioni, e
poi quell’etica liberale che cercò di non smarrire mai nella ricerca dei fatti
e nella loro trasposizione cartacea.
In particolare ci
piace citare, a chiusa del suo interessante intervento, un dettaglio non da
poco del de Benedictis. Come sappiamo la fine della sua ricerca storica coincide
con il 1860, l’anno dei plebisciti, dopo l’epopea garibaldina e la volontà di
Casa Savoia di far esprimere il Popolo, e non più attraverso l’elezione di un’assemblea
che ne discutesse i modi e i tempi, sulla annessione dei nuovi territori al
Regno di Sardegna.
La popolazione di
Siracusa si aggirava intorno ai 16.000 abitanti. I Siracusani che andarono ad
esprimere un voto nei seggi furono esattamente 3522+1, una percentuale enorme,
relativamente alle condizioni ed alla situazione sociale. La voglia di
cambiamento fece prevalere in tutti i
partecipanti un SI all'annessione. Solo 1 è stato il voto contrario. L’eccezionalità di quel
voto fu espresso proprio dal de Benedictis, a voler rimarcare in maniera netta la distanza politica al pasticcio dei
decreti (se ne susseguirono più d'uno!!) e alle decisioni prodittatoriali sui plebisciti perchè poco avevano a
che fare con il liberalismo.
Noi siamo stati e siamo grandi estimatori dell'autore di quest'opera. Nel lontano 1984 quando passarono fra le nostre mani i primi due volumi delle "Memorie storiche......" ce ne pascemmo in abbondanza proprio grazie alle sua capacità di essere storico vero e con quei crismi, espressi sopra, che ne caratterizzavano la ricerca. Ci riferiamo alla ricerca bibliografica finalizzata alla pubblicazione di un piccolo saggio relativo a "I moti popolari del 1837 a Siracusa" (vedi note).
La parola passa a Dario Scarfì, curatore dell'intera opera, vero appassionato ed amante della cultura ad ampio raggio. Inseguiva questo sogno da una ventina d’anni ed averlo visto realizzato gli ha procurato, sotto la maestà del ficus, sincere emozioni.
Noi ne conosciamo bene la meticolosità, la precisione, l’amore per la cultura e la storia, da illo tempore. Tutte queste qualità le ha messe in atto nella revisione del manoscritto originale, unitamente ad Vincenzo Guggino, ed insieme hanno intrapreso il lungo percorso che li ha portati al raggiungimento dello scopo.
Poi ha voluto soffermarsi su due particolari di grande importanza nell'opera di de Benedictis. La prima considerazione è che la storia civile e politica di Siracusa, che lo storico ha imparato ad amare nel corso della vita, fosse inserita in una visione di più grande respiro che potesse rendere merito al valore della città.
La seconda considerazione va ad integrare e completare la prima. Cioè ne fa quasi da sfondo. Emmanuele de Benedictis è convinto che alcuni degli eventi che la città ha cominciato a vivere in prima persona, a partire dai moti risorgimentali del 1820/21 e quelli a seguire quelli del 1837, del 1848 e quelli che porteranno all’Unità d'Italia, avrebbero fatto da culla per la nascita di una nuova classe dirigente siracusana, che, a buon diritto e con pieno titolo, avrebbe potuto partecipare alla prossima storia italiana ed europea che si stava inscrivendo nella realtà.
Poi Dario Scarfì ha voluto ribadire con quanta cura l'autore ha scelto i documenti oggetto della sua ricerca. In primis in quanto direttore dell'Archivio Nazionale, poi perchè trascrittore di determinati proclami o addirittura da diretto estensore degli stessi.

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