La copertina di "Quaglia Sovversiva" - 2025 - Etichetta: "Megghiu Suli"- info@megghiusuli.com
Con l'ultimo album, “Quaglia Sovversiva”, dicembre 2025, Marco Castello, rispetto ai primi due cd, ha
cambiato il modo di concepire un album. Pensato
come la colonna sonora di un film immaginario, o qualcosa su cui costruire
un film (un concetto da lui espresso), ha preso spunto da un'isola frutto della fantasia, prendendo in prestito le divinità e la mitologia greche. Delia, il nome, già di suo, ha una qualche relazione con la "luce".
Man mano che l’intero album prendeva forma, nella sequenza, sembrava potesse somigliare ad una rappresentazione simile a quella che scattava nella mente di un cantastorie classico
quando immaginava e componeva. Il cantastorie partiva sempre da fatti veri. Li rappresentava, graficamente, in singoli quadretti. I momenti, gli episodi, i personaggi poi li trasferiva in un grande cartellone telato. Lì trovavano spazio e sequenzialità per poi cantarli in un racconto/narrazione, accompagnandosi con la chitarra. Le piazze dei paesi e le grandi fiere erano i luoghi in cui avveniva l'evento. Personalmente, per la prima volta, abbiamo avuto
modo di ascoltare Ciccio Busacca, nel 1962, live, in una fiera grandissima . Perché parliamo di lui?
Perché Marco Castello ama Ciccio Busacca.
il cantastorie Ciccio Busacca
Oggi diremmo che quelle storie
potrebbero assomigliare ad un concept album. Parliamo di Busacca, non a caso, nel
senso che è stato lo stesso Marco, alla fine di una intervista, a citarlo come un modello da rivalutare, come un punto di riferimento sempre vivo riguardo la musica popolare.
Questo 20 maggio, per l'apertura del concerto di Marco Castello è salito sul palco Nico Arezzo, un giovane cantautore che sta crescendo attraverso la sua musica. Apprezzata e seguita la performance, a noi ha colpito la sua rielaborazione di " 'u pisci spada" di Domenico Modugno.
Aspettavamo questo
concerto live all’Estragon di Bologna per scrivere queste due note. Siamo stati contenti di aver assistito alla "Data Zero", quella che inizia il tour. Le aspettative erano alte e non sono andate deluse.
Una scaletta esplosiva e coinvolgente per il pubblico di @maccuccio, accorso
numeroso e festoso, , sapeva già di potersi godere appieno
una serata di musica sulla pelle, nella testa, nel cuore.


La scaletta della serata si apre con Marco alla tromba nell'Intro di "Gomu Gomu Bazooka" dedicato a Monkey D. Rufy, personaggio dei fumettidi One Piece. Poi, intervallato da pochissime battute per introdurre i brani, il concerto parte con "Pompe" e a seguire "Vessenali", "Nascondigli", "Mutu e Scippi Coppa", "Editto Dal Sottoscoglio", per poi proseguire con "Porci", "Cicciona", "Fare Ninna", "Narrazione", Chiuviti-Nun Chiuviti", "Eureka", "Polifemo" ,"Empireo Risolti", "Dracme". Dopo i primi cinque brani dell'album "Quaglia Sovversiva", come capisce chi conosce le canzoni di Marco, la scaletta è stata "legata" ad una logica musicale che ha avuto due momenti di approdo molto belli dentro il mondo della musica brasiliana, cantati in portoghese/brasiliano. Al primo brano " Funk-se
quem puder" di Gilberto Gil seguono, "Torpi", "Pipì", "Contenta Tu", "Beddu". Poi arriva il secondo, "Ma Ma
Ma Ma Maé" di Jorge Ben, che si lega, per i contenuti della canzone, ai temi di "Quaglia Sovversiva", infatti il concerto dopo quasi due ore è andato verso la chiusura con "All'Acqua Ghiacciata" e "Scoglio Volante". I due bis, "Melo" e "Copricolori" sono stati un tripudio di gioia.
In
Marco il racconto della sua isola, quella immaginata, Delia, e, quella vera,
Ortigia, “tanto sempre quaglie sono”, intrecciato fra parole e musica, assume vari aspetti. Le immagini distorte/sghembe, a volte liberatorie, a
volte brucianti, mai compassionevoli o giustificative dello status quo, sono preminenti, i contenuti non definiti, “ce ne dobbiamo liberare”.
Vogliamo spendere ancora due battute sulla musica di Marco. Partiamo dall’aggettivo “sovversiva”, associato a quaglia. Lo ha legato al concetto di disobbedienza, come recita un passaggio di "Fare ninna": "c'è un mondo marcio cui disobbedire" o in "Editto dal Sottoscoglio" dove lancia i suoi strali contro la presenza delle basi militari americane (vedi link nelle note).
Si. Almeno bisogna partire dalla disobbedienza, in senso lato, da quella civile, a quella politica. Disobbedire a quell’autoritarismo, a quelle forme del capitalismo/democrazia della vigilanza, cui siamo giunti anche in Occidente o come, in realtà, è già in atto in alcuni Stati, da qualche anno.
Con
il lavoro continuo, insieme a, “quel gran genio del mio amico”, Stefano Ortisi,
e agli altri componenti del gruppo, l’emotività creativa si è incontrata con le
visioni, le sensibilità musicali e con le capacità di ogni componente del gruppo, tanto da
sapersi adattare, in una condivisione d’insieme. Nella costruzione degli arrangiamenti c’è una dedizione, una precisione, una meticolosità, che chi ha orecchio coglie.
C’è un lavoro sui pezzi di gran qualità con una identità che rende ogni pezzo un piccolo capolavoro. Gli strumenti insieme si completano nella costruzione dell’armonia dove pop, folk, funky, jazz si fondono e, finemente, impattano con le idee musicali di Marco e col sentire del pubblico. Sia nel disco che nei concerti.
Vogliamo toccare il dialetto come “tasto/testo”, per ribadire che il rapporto, oramai, sa di continuità, nei tre album. Parliamo di quelle espressioni dialettali dense di senso e di significati. Oltre che allo studioso delle tradizioni popolari, l'etnomusicologo, "Salvatore Uccello", Marco è stato sempre vicino alla musica dei "Qbeta", un gruppo folk importante che sta sulle scene da oltre trent'anni."Sovaiè" è il brano dei "Qbeta" che Marco ha inserito nella scaletta di apertura del concerto di Gilberto Gil a Milano. A queste fonti ha aggiunto, per sua stessa ammissione, la continua frequentazione con Marco Cappuccio, un musicista che fa della musica tradizionale siciliana un punto fermo, a partire dalla bottega del pesce di famiglia, dove tutti i componenti capiscono di musica e suonano uno strumento. Lì una chitarra acustica è sempre disponibile per cominciare a cantare.
da sx: Giaime Mannias (flauto, percussioni, cori), Pietro Lupo Selvini (sax baritono, cori), Stefano Ortisi (sax tenore, piano), Leo Varsalona (tastiere, cori), Andrea Iurianello sax contralto), Marco Castello, Lorenzo Pisoni (basso), Danny Bronzini (chitarre, cori) Giuseppe Molinari (batteria)
Chi comincia ad amare la musica di Marco si ci
sta tuffando dentro per capirla più in profondità. Se per un'espressione dialettale si fa spesso fatica a trovare il corrispettivo in italiano, è vero anche che lingua, ritmo, melodia, armonia diventano un growe denso che prende il sopravvento. E allora, al momento, serve "sentire" piuttosto che "capire" . Il
pubblico capta questi passaggi a pelle, se ne appropria, li fa suoi. La scena
diventa unica, musicisti e platea diventano tutt’uno. La musica atterra al suolo, sui corpi,
prende la forma che assume negli ascoltatori in quel momento. Era doveroso completare con Rodrigo Patti (Team) e con il manager, Luigi Orofino, che lasciato, solo momentaneamente, in disparte il suo cavachigno (uno strumento a corde brasiliano), si sta dedicando anima e corpo a questo riuscitissimo tour ( https://say-yes.eu/artist/marco-castello - info@megghiusuli.com)
Per chiudere due foto: Marco all'apertura del concerto di Gilberto Gil a Milano, all'Alcatraz.



Due momenti dell'8 aprile 2026: a dx interpreta "Io so che ti amerò (Eu Sei Que Vou Te Amar)" brano di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes e "Sovaiè" dei "Qbeta"
Chi l’avrebbe detto che nel profondo, la profondità porta con sé la luce? Le scalette di Marco portano sempre con sè un saliscendi emotivo. Brani coinvolgenti, cantati e ballati dal pubblico con una partecipazione e un trascinamento che ti prende e “illumina”. Il gattino di campagna, di “Felini” (vedi link in note), un poco malconcio, ma molto sognatore adesso ha spiccato un gran volo.
Perché come dice Gilberto Gil (Marco all'EstragonClub l'ha chiamato il mio papa), in una sua canzone, “Palco”, Marco la canta spesso nei sui concerti, “chi comanda è la dea della musica……”da una brocca sgorga un balsamo ….per far sì che il canto canti il cantare”. È musica sia per sempre….”per scacciare l’inferno in un altro luogo…..l’inferno fora daqui”.
NOTE:
Marco Castello è nato e vive a Siracusa. Si è laureato, ai corsi di jazz della scuola Claudio
Abbado di Milano, in tromba jazz. Nel tempo è diventato un
polistrumentista, suona tromba,
batteria, chitarra e piano. Ha effettuato delle tournèe in giro per il mondo con "Erlend Oye dei Kings of Convenience" e “La Comitiva”. Ha
pubblicare con 42 records, il primo disco “Contenta tu”, nel
2021. Con l’etichetta “Megghiu suli” è uscito “Pezzi della sera” nel
2023 e nel dicembre 2025 “Quaglia sovversiva”.
https://youtu.be/xhfKnEkqTV4 - "Editto dal sottosuolo" dall'album "Quaglia Sovversiva", live, EstragonClub - Bologna - maggio 2026
https://youtu.be/Vl5b5It17kU - "Copricolori" dall'album "I pezzi della sera", live, EstragonClub - Bologna - maggio 2026
Qui di seguito alcuni link,
rigorosamente live, di alcune interpretazioni particolari: -https://www.youtube.com/watchv=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1
- Chiuviti/Nun chiuviti - Marco Castello - La7 – Propaganda live
https://www.youtube.com/watchv=VhWjgsLDvMY&list=RDVhWjgsLDvMY&start_radio=1
- Felini - Venerus, Marco Castello
https://www.youtube.com/watchv=olNfvciRIp0&list=RDolNfvciRIp0&start_radio=1 > Marco Castello - Palco (Gilberto Gil), Live al Circolo
Magnolia, Milano 14.06.25
Nessun commento:
Posta un commento