Mollo. È questo il dramma professionale e umano che vive l’avvocato penalista Orazio Oravediamo, protagonista del romanzo “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni. Il professionista si era dimenticato, letteralmente, di presentare in tribunale il ricorso in appello di un cliente che era stato condannato in primo grado. La dimenticanza avrebbe significato e significò il sicuro arresto dell’imputato. Dopo questo primo atto, che lo prostra profondamente nel fisico e nella mente, valuta, addirittura, di cambiare professione, di allontanarsi dalla sua città e dal "suo" tribunale. Questo ed il suo studio erano diventati il binomio dominante di tutta la sua vita, fino a quel momento.
Questo primo spunto è il nodo iniziale sul quale si muove il romanzo postumo dell’avvocato Ettore Randazzo. Poi il racconto si apre e si intreccia con l'avvincente storia del forte innamoramento per Sveva, che, nello svolgersi degli eventi, diventerà amore. Poi c'è l'amore per Ortigia, poi ancora le tante sfumature giuridiche che ruotano intorno al concetto di giustizia.
Dentro la trama del romanzo il lettore troverà spunti ed intrecci che solo una mente critica ha saputo cogliere dentro il rapporto profondo che esiste fra il corpo del diritto, tout court, e il senso di giustizia che gli pervade l’anima fino a stordirlo.
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Usciamo dal romanzo e andiamo chiudere con l’uomo Ettore, con l'Ettore interrogante ed autointerrogante e con il suo senso della giustizia “donata a tutti”.
Come nel dialogo platonico, Protagora, egli ripercorre il cammino del nomos (l'ordine e il senso della giustizia). Foscolianamente, lo interpreta con “quello spirto guerrier ch’entro mi
rugge” e lo identifica nella parte del
“difensore”(nel processo penale), come una sorta di ruolo rivoluzionario, come tutore e paladino della vera legalità, come ha fatto in tutta la sua vita e come sanno tutti
quelli che lo hanno conosciuto e si identificano come suoi allievi e, de facto, lo hanno testimoniato e continuano a testimoniarlo ancora adesso.
Sente tutto questo come una eredità viva quando cammina nella “sua” Ortigia su “quelle pietre calpestate da ingegni fondamentali per il nostro progresso scientifico e culturale dell'uomo e richiamavano ancora una volta la giustizia, la legalità, la difesa, la loro importanza per la civiltà di un paese”.
Ettore incarna tante anime. Cucite addosso a lui trovano una bella sintesi nella sua capacità di saperle interpretare tutte: basta che se ne presentasse l'occasione. Prudenza, intelligenza, caparbietà, capacità di sintesi, saper usare uno specifico linguaggio a seconda del contesto sociale, politico, culturale. Poi, non ultima, anche la capacità di saper spaccare, se lo esigesse il caso, il capello in due, pur di trovare una soluzione utile per poter risolvere una sua difesa.
Ettore Randazzo ci ha lasciati il 20 febbraio 2017, a 68 anni. Avvocato penalista, ideatore e promotore del "LA.P.E.C e Giusto Processo", è stato Presidente dell'Unione Camere Penali Italiane. Si è occupato di Deontologia Penale a vario livello, ha tenuto dei corsi presso alcune università italiane (oltre a molte lezioni e seminari) e ha fondato la "Scuola Nazionale di Deontologia e Tecnica del Penalista". È stato presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore Internazionale di Studi Criminali. Ha scritto saggi, romanzi e curato pubblicazioni. “Deontologia e tecnica del penalista”, Ed. Giuffrè 1997), “L'avvocato e la verità”, Ed. Sellerio 2003, “La giustizia nonostante”, Ed. Sellerio 2006, “Le indagini della difesa”, di Renato Bricchetti e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2012, “Il procedimento dinanzi al giudice di pace” di Lucia Randazzo e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2013, “Difendere”, Ed. Giuffrè 2017. I romanzi: “E lo difendono pure”, Ed. Giuffrè 2008, “E forse una condanna al silenzio”, Edizioni Ets 2012, “Doppio inganno”, Edizioni Anordest 2015. Postumi, “Il pieghevole dei sogni”, Edizioni Ets 2021, “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni 2025. In particolare ha curato: “Giudice, difensore e P. M. in aula. Strategie e tecniche del processo”, Ed. Giuffrè 2010, “Il penalista e il nuovo codice deontologico”, Ed. Giuffrè 2014.
Durante la lettura del libro, fra una pausa di lettura e
l’altra, ci siamo fatti compagnia con delle canzoni. Ci piace pensare che alcune di queste, per i
contenuti, l’uso delle espressioni dialettali, tanto care ad Ettore, le melodie fossero vicine al suo sentire musicale. In particolare Peppe Cubeta. Magari avrà avuto modo di ascoltarlo, live, in qualche occasione, visto
che Peppe dei "Qbeta", fondatore, anima, quintessenza del gruppo sta sulle scene
dei teatri, delle piazze della nostra provincia dai primi anni ’90.
https://www.youtube.com/watch?v=neHYRC1Ze9U&list=RDneHYRC1Ze9U&start_radio=1 - Qbeta - U Munnu è Fora
Un altro musicista siracusano, innamorato di Ortigia, come Ettore, è Marco Castello. Marco si sta facendo strada da qualche anno, ma lo spirito che mostra con la sua musica e con i suoi testi ce lo ha fatto associare a Ettore per questa sua battuta: “Scrivo per ribellarmi a qualcosa che non mi piace” a proposito del suo libro “Doppio inganno”.
https://www.youtube.com/watch?v=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1 - Marco Castello - Chiuviti/Nun chiuviti - La7- Propaganda live - Dall’album “Quaglia Sovversiva”


