mercoledì 1 aprile 2026

BEN OLTRE LE SENTENZE E I VERDETTI.....DENTRO LA CORNICE DELLA GIUSTIZIA SI INCROCIANO FRAGILITÀ E SENTIMENTI UMANI

 


   Mollo. È questo il dramma professionale e umano che vive l’avvocato penalista Orazio Oravediamo, protagonista del romanzo “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni. Il professionista si era dimenticato, letteralmente, di presentare in tribunale il ricorso in appello di un cliente che era stato condannato in primo grado. La dimenticanza avrebbe significato e significò il sicuro arresto dell’imputato. Dopo questo primo atto, che lo prostra profondamente nel fisico e nella mente, valuta, addirittura, di cambiare professione, di allontanarsi dalla sua città e dal "suo" tribunale. Questo ed il suo studio erano diventati il binomio dominante di tutta la sua vita, fino a quel momento.

   Questo primo spunto è il nodo iniziale sul quale si muove il romanzo postumo dell’avvocato Ettore Randazzo. Poi il racconto si apre e si intreccia con l'avvincente storia del forte innamoramento per Sveva, che, nello svolgersi degli eventi, diventerà amore. Poi c'è l'amore per Ortigia, poi ancora le tante sfumature giuridiche che ruotano intorno al concetto di giustizia. 

   Dentro la trama del romanzo il lettore troverà spunti ed intrecci che solo una mente critica ha saputo cogliere dentro il rapporto profondo che esiste fra il corpo del diritto, tout court, e il senso di giustizia che gli pervade l’anima fino a stordirlo.




 
  Si perchè il racconto di Orazio/Ettore è ricco di spunti sentimentali, di puri passaggi poetici, a nostro avviso, e di uno spaccato giuridico, professionale ed umano che riguarda una vicenda processuale che vede implicate due alte cariche della magistratura.
   No, non anticipiamo, faremo brevi cenni ai contenuti che più ci hanno preso. Per il resto crediamo che il libro vada gustato, in tutte le sue sfumature, dall'inizio alla fine. Ci soffermeremo su due passaggi. Il primo professionale, il secondo poetico. 
   Non mollo. Spinto da un suo giovane allievo avvocato ad uscire dal torpore professionale nel quale era caduto Orazio/Ettore ritrova la spinta e la voglia di tornare a difendere. Il caso lo intriga non poco. Infatti nel racconto troviamo la descrizione di pensieri pensati, immaginati e mai detti esplicitamente, cui assiste come avvocato difensore nelle sedute processuali che vedevano implicati due alti magistrati: uno in veste di P.M. e l'altro di indagato. Ci siamo immaginati due scene che si svolgevano, però, contestualmente in un solo proscenio, quello processuale. La prima scena è quella dei pensieri non detti tra i due magistrati che pensano come uomini ed un secondo dopo quei pensieri vengono annullati dagli atti compiuti che attengono al ruolo giuridico dei due protagonisti. 

  Poi ci sono passaggi come questi: se è vero che “la giustizia inevitabilmente genera ingiustizia, forse chi non l’assaggia non ci crede, ma l’uomo non potrà mai evitarlo: L’imperfezione umana è la nostra magnifica condizione, non ci saprei rinunciare……..eppure mi batterò sempre contro l’ingiustizia, almeno finché mi sentirò avvocato. L’alternativa è rassegnarsi, nessuno lo vuole, nessuno può permetterselo”. O ancora il sentire a pelle "il fascino dell'immersione nelle sofferenze di chi aveva bisogno di me, con la speranza di poterle alleviare". 
  DENTRO e FUORI dalla toga restano gli uomini con le loro miserie e le loro nobiltà, con i tormenti e le speranze che accompagnano le vite di tutti noi.
  E sono questi sentimenti umani "salvati" dalla morsa delle norme cui guarda, anche lui, senza toga, l'avvocato Orazio/Ettore.


abbiamo immaginato che dalla finestra dello studio dell'avv. Zelante (dove Ettore sarà ospitato come collega), sentisse le emozioni che gli trasmetteva il mare di Ortigia e vedesse questo scorcio della Riviera di Levante

   Ora passiamo al secondo punto. Ortigia. L'isola con le sue strade, il suo mare, i suoi suoni, i suoi odori diventa quel crogiuolo e quello scrigno che racchiude il senso della rinascita (anche la storia d’amore e di passione con Sveva trovano nella casa e nella terrazza, sul mare di Ortigia, il loro punto più alto, un mondo dove le sensazioni fanno battere forte il cuore tanto da dimenticare tutto “….ero stupito della sua bellezza e del mio stupore”. Quasi a voler fermare il tempo con lo scorrere della vita per immergersi in un sogno dove la mente trova il suo appagamento ed il cuore trova il suo elisir per una eterna giovinezza, dove " .....la luna di Ortigia sorgeva incantevole e frettolosa tentando anzitempo di scalzare il sole; maestosa nel mare, l'opposto della precarietà della vita, il trionfo dell'immensità dell'universo sulla miseria delle passioni umane".

    Usciamo dal romanzo e andiamo chiudere con l’uomo Ettore, con l'Ettore interrogante ed autointerrogante e con il suo senso della giustizia “donata a tutti”.

  Come nel dialogo platonico, Protagora, egli ripercorre il cammino del nomos (l'ordine e il senso della giustizia). Foscolianamente, lo interpreta con “quello spirto guerrier ch’entro mi rugge” e lo identifica nella parte del “difensore”(nel processo penale), come una sorta di ruolo rivoluzionario, come tutore e paladino della vera legalità, come ha fatto in tutta la sua vita e come sanno tutti quelli che lo hanno conosciuto e si identificano come suoi allievi e, de facto, lo hanno testimoniato e continuano a testimoniarlo ancora adesso.

   Sente tutto questo come una eredità viva quando cammina nella “sua” Ortigia su “quelle pietre calpestate da ingegni fondamentali per il nostro progresso scientifico e culturale dell'uomo e richiamavano ancora una volta la giustizia, la legalità, la difesa, la loro importanza per la civiltà di un paese”.

   Ettore incarna tante anime. Cucite addosso a lui trovano una bella sintesi nella sua capacità di saperle interpretare tutte: basta che se ne presentasse l'occasione. Prudenza, intelligenza, caparbietà, capacità di sintesi, saper usare uno specifico linguaggio a seconda del contesto sociale, politico, culturale. Poi, non ultima, anche la capacità di saper spaccare, se lo esigesse il caso, il capello in due, pur di trovare una soluzione utile per poter risolvere una sua difesa.

   Agon è stato ed è, tutt'oggi, la rappresentazione di un processo simulato che prende spunto dai temi trattati nelle tragedie greche che si svolgono presso il Teatro Greco di Siracusa. Ettore ne è stato promotore e ideatore, a partire dal 2007. Questo manifesto del 2017 è dedicato a lui. 


Salvatore Spallina


Note:

Ettore Randazzo ci ha lasciati il 20 febbraio 2017, a 68 anni. Avvocato penalista, ideatore e promotore del "LA.P.E.C e Giusto Processo", è stato Presidente dell'Unione Camere Penali Italiane. Si è occupato di Deontologia Penale a vario livello, ha tenuto dei corsi presso alcune università italiane (oltre a molte lezioni e seminari) e ha fondato la "Scuola Nazionale di Deontologia e Tecnica del Penalista". È stato presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore Internazionale di Studi Criminali. Ha scritto saggi, romanzi e curato pubblicazioni. “Deontologia e tecnica del penalista”, Ed. Giuffrè 1997), “L'avvocato e la verità”, Ed. Sellerio 2003, “La giustizia nonostante”, Ed. Sellerio 2006, “Le indagini della difesa”, di Renato Bricchetti e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2012, “Il procedimento dinanzi al giudice di pace” di Lucia Randazzo e Ettore Randazzo, Ed. Giuffrè 2013, “Difendere”, Ed. Giuffrè 2017. I romanzi: “E lo difendono pure”, Ed. Giuffrè 2008, “E forse una condanna al silenzio”, Edizioni Ets 2012,  “Doppio inganno”, Edizioni Anordest 2015. Postumi, “Il pieghevole dei sogni”, Edizioni Ets 2021, “Le DONNE del dottor Barbaria”, Sampognaro&Pupi Edizioni 2025. In particolare ha curato: “Giudice, difensore e P. M. in aula. Strategie e tecniche del processo”, Ed. Giuffrè 2010, “Il penalista e il nuovo codice deontologico”, Ed. Giuffrè 2014.

Durante la lettura del libro, fra una pausa di lettura e l’altra, ci siamo fatti compagnia con delle canzoni. Ci piace pensare che alcune di queste, per i contenuti, l’uso delle espressioni dialettali, tanto care ad Ettore, le melodie fossero vicine al suo sentire musicale. In particolare Peppe Cubeta. Magari avrà avuto modo di ascoltarlo, live, in qualche occasione, visto che Peppe dei "Qbeta", fondatore, anima, quintessenza del gruppo sta sulle scene dei teatri, delle piazze della nostra provincia dai primi anni ’90.

https://www.youtube.com/watch?v=neHYRC1Ze9U&list=RDneHYRC1Ze9U&start_radio=1 - Qbeta - U Munnu è Fora

Un altro musicista siracusano, innamorato di Ortigia, come Ettore, è Marco Castello. Marco si sta facendo strada da qualche anno, ma lo spirito che mostra con la sua musica e con i suoi testi ce lo ha fatto associare a Ettore per questa sua battuta: “Scrivo per ribellarmi a qualcosa che non mi piace” a proposito del suo libro “Doppio inganno”.

https://www.youtube.com/watch?v=QwAqDF6dzfE&list=RDQwAqDF6dzfE&start_radio=1 - Marco Castello - Chiuviti/Nun chiuviti - La7- Propaganda live - Dall’album “Quaglia Sovversiva”