domenica 2 marzo 2025

MEMORIE DA INCORNICIARE, GRANITICHE CERTEZZE LIMPIDE COME IL MARE, GENIUS LOCI

 


                                      
    Questa raccolta di storie e di memorie contenute in “Olivara Mon Amour - Storia di Mare e di Vacanza” di Giuseppe Marino, a prima vista, potrebbe sembrare la tipica pubblicazione amatoriale, in realtà lo è solo in parte.

   Diciamo questo perché in quarta di copertina si staglia, dall’alto e in largo sua maestà, l’imperatore del Villaggio L'Olivara. Poi, a margine, si insinua una maliziosa didascalia: “Storie di amicizie oltre il tempo. Quarant’anni di estati italiane nella magia di sentimenti e ricordi inebriati dal profumo del Mediterraneo”.

                  

                                         sua maestà imperiale, l'ulivo secolare   

    Ed ecco che scorrendo le pagine viene fuori che lo scopo principale dello scrittore non è solo quello di tirare fuori una serie di ricordi, di aneddoti, di storie vissute, di scherzi indimenticabili fra amici, in realtà, la raccolta quarantennale delle memorie di un ottantaquattrenne, si trasforma in una serie di contenuti che non appartengono più alle sue memorie ed a quelle dei suoi primi destinatari. I contenuti si sposano con chi ha voglia di approcciarsi o ha vissuto quei luoghi,  quelle immagini, con un coinvolgimento soggettivo che poi ha finito per trasmettere, col passa parola, a buona parte di quelli cui ha raccontato il "suo" Villaggio.

   Si perché le storie, i luoghi soprattutto, racchiudono sapori, momenti, storie che hanno un sostrato emotivo fuori dal comune, per chi li ha “vissuti” o magari immagina di poterli vivere.

           
  Tratto di spiaggia e la Chiesa della Madonna dell'Assunta, visti dall'affaccio Raf Vallone di Tropea




                                                   Dentro il Villaggio con vista Tropea

   Intanto la condizione di libertà cui si aspira quando ci si proietta lontano dal luogo di lavoro è quella di vedersi con la mente in un posto che possa rigenerarti, dove poter ritrovare quella parte del proprio sé che un poco si va frammentando e disperdendo nelle relazioni di lavoro, nel traffico vorticoso della quotidianità e dei perigli della vita. Speri proprio di ricomporlo, riprendertelo……e ripartire.   

 

                     lo spettacolo, solo notturno, dell'apertura dei fiori di cactus

   Intanto le persone preso possesso del luogo, e si fa in fretta, non impiegano molto a comprendere lo stile comportamentale essenziale che caratterizza quei luoghi. Anche per chi non è un frequentatore, ci si rende conto che ciò di cui ci si deve spogliare sono gli habitus di ogni giorno e cercare di tornare più naturali, sinceri.

   Non ci vuole molto  a scoprire che sedersi sotto l’ombra di sua maestà è rilassante in qualunque ora del giorno e della notte. Quell’ulivo sembra un padre buono e tenero che accoglie ed è pronto ad assolverti di tutto.

   Poi ne abbiamo visti tanti di amici, conoscenti, o semplici ospiti seduti da soli, pensierosi, a fumare il sigaro, la sigaretta; cominciare una rilassata conversazione con il primo che gli si siede accanto e dopo un’ora lasciarsi con un commiato, come non gli succedeva da tempo, con la serenità di sapere che magari domani potrà ricontrarlo o incontrare un altro ospite che sarà lì bendisposto a condividere i propri pensieri con serenità, rilassatezza. 

  Tanto, sua maestà, è accogliente quanto è pacioso. Qualcuno penserà pure che è un buon confessore, perché ben disposto all'ascolto. Ne avrà sentite tante di storie, di gioia, di dolori, di successi, da giovani e meno giovani. 

           Un tramonto con Stromboli, Strombolicchio e uno squarcio di paesaggio incantato

    La terza generazione dei primi ospiti sta portando i propri pargoli nella piscina dei bambini e fa stemperare i piccoli mal di pancia sotto l’ombra rassicurante  di sua maestà l'imperatore. Poi la frescura serale della Costa degli Dei, così battezzarono i coloni greci quella fiancate di roccia, dove un miracoloso incrocio di  venti fa sì che la brezza marina lambisca quei costoni per assicurare un sonno delicato e sereno anche con i 33 gradi e passa di temperatura fino a tarda mattina.

   Poi ognuno andrà a cercare la sua spiaggia  e il suo mare preferiti, da Capo Vaticano, a Riaci, da Parghelia, a Zambrone, al largo del promontorio sant'Irene o fra gli scogli della Galea.

                                                   Una feluca in tutta la sua lunghezza

                                                    chi guida la barca sta lì in alto

                          lo spettacolo che offrono questi aiuto-marinai è indescrivibile

    Un successo non indifferente riscontrano le escursioni alle Isole Eolie, ben visibili dal Villaggio nelle giornate limpide ed in ogni tramonto. Giuseppe Marino ne racconta qualcuna nel suo libro. Con dovizie di particolari si sofferma al richiamo forte che può suscitare una intera giornata da trascorrere sulle feluche ( le barche attrezzate per la caccia al pesce spada, lungo tutto lo Stretto di Messina. 

   Irrinunciabile diventa la cena nel proprio terrazzo, calamitati dai tramonti incantati che non ci siamo mai stancati  di guardare, per decenni, tutte le sere . Poi si potevano anche creare giri di amicizie che lasciano segni e visi scolpiti, per sempre, nella mente e nel cuore, ma di queste cose raccontate nelle memorie di Pino Marino accenneremo in un prossimo articolo.  

   Punti di riferimento imprescindibili, cui guardare, dentro la storia di questa spianata di ulivi sopra Tropea, rispondono ai nomi di Danilo e Lucia Zanghettin, Pasquale Di Bella, Nando (Ferdinando) Castellino.

    Durante la lettura e la redazione di queste note ci siamo fatti trascinare, spesso, dalla voce di Djavan e dai tocchi incredibili della chitarra di Paco De Lucia e dal brano di Pat Metheny che fa da sfondo musicale al video.

Oceano - Djavan - arrangiamento e solo di Paco de Lucia

 

Salvatore Spallina

 

 Note: 

1) Video-Foto - Olivara Mon Amour - https://youtu.be/OT2-3IoC-cY - Musica di Pat Metheny Group & Pedro Aznar - Dream Of The Return

2) https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/viaggi/683418/olivara-mon-amour-2/ 






          











 

mercoledì 19 febbraio 2025

ΠΑVΤΑ ΜE ΚΡUΠΤΟ – “TUTTU M’ACCAPPU” – DAI BANCHI DI SCUOLA, IN MEMORIA, MOMENTI INDELEBILI

                                      



   Παντα μέ κρυπτο  “Tuttu m’accappu”. Questa è una delle espressioni più strane, di greco maccheronico, inventato dagli studenti, da quelli della 3C. Un poco di conoscenza del greco classico e di dialetto della Sicilia orientale sono indispensabili, per coglierne appieno il significato!!. Di certo, ce ne sono altre di battute  presenti nella memoria di quella classe.
   Il mondo dei Gargallini a Siracusa e provincia è ben folto e con una forte identità. Buona parte di esso si è sempre identificata con l'Istituto collocato nel cuore dell'isola di Ortigia. Una forte polemica ruota, ancora oggi, intorno al suo mancato restauro ed al trasferimento dell'Istituto lontano da Ortigia. Ma queste note non vogliono entrare nel merito del dibattito della politica scolastica passata e presente, ma restare su quanto Antonio Poidimani ha trasferito nelle pagine questo libro.  
   Una delle terzine più famose della storia nelle pareti del  Liceo Classico Gargallo - Siracusa

  Quanto al significato di Παντα μέ κρυπτο..... è polisenso. Può rappresentare un momento di sfiga, di euforia, di gioia e......di tante altre cose ancora.  

    La cosa curiosa di questo libro è che di tanti contenuti, riguardanti la classe il sottoscritto ne è venuto a conoscenza, per le vicende personali della vita, appena quattro anni dopo il conseguimento della maturità della  stessa classe.  A rafforzare la conoscenza di personaggi e di contenuti ci ha pensato il destino incrociando, una supplenza assegnata al sottoscritto in storia e filosofia,  nei primi mesi del 1980, proprio al Gargallo dove, insieme al preside Renato Randazzo, c'era ancora la quasi totalità dei proff. della Terza C. e qualcuno anche del ginnasio. 
   Un forte rapporto con la struttura, con i suoi studenti e con quel che rappresenta è tornato ad esserci nel triennio 1989-1992, nel corso E, preside la prof.ssa Giglio Costa. Le scale, le classi, i corridoi , l’aula insegnanti, gli uccelli imbalsamati dell’aula di scienze,  i macchinari dell’aula di fisica sono nel bagaglio dei ricordi di chi scrive, allora giovane insegnante. 

   La Terza C al momento della reunion ufficiale (dicembre 2016) dopo 45 anni - A. Poidimani, il primo in basso da sx

   Il racconto di Antonio Poidimani passa attraverso la famosa nostalgia "canaglia", che fa bene al cuore, perchè si parla di quell'imprinting, cui non si sfugge, quello che ha colto il poeta di Recanati con i versi: "intra di quei ch'ebbe compagni dell'età più bella". Poi c'è ancora la piacevolezza di altri ricordi, con tanta freschezza descrittiva, quasi a riviverli mentre li descrivi, insieme ai ruoli dei compagni, oramai assurti a personaggi.

   Alcuni passaggi sono flash incorniciati nella memoria, battute che strappano sempre un gran sorriso, come quella della collaboratrice scolastica Fiorentino: "siti 'mpugnu di curnuti", con il magister  a didascalizzare sul significato, anche qui plurimo, di curnuti. O il mantra Mandarà-Mandarà-Mandarà-Mandarà-Mandarà-Mandarà, a scalare con la voce; o l'espressione famosissima, "figlio mio", che penso conoscano generazioni di studenti usciti dalla quella "forgia" che è stato il prof di latino e greco del Gargallo, Gioacchino  Bruno, "inteso" da tutti Jachino
 

                          Momento d'incontro di alcuni componenti della classe nel 2017

   Poi sono tanti gli spunti, scaturiti dalla chat whatsapp della classe, contenuti nel libro, anche di grande interesse Intanto per la sua passione e la dotta conoscenza di latino e greco, la classe tutta l'ha eletto a magister, l'appellativo con cui, oramai, nelle comunicazioni fra compagni, anche quando non è presente, l'autore del libro è semplicemente il magister. 
   Certo la penna di Antonio Poidimani, chirurgo, così si firma, in settima, tratta ampiamente tanti argomenti, sotto la voce "Intervento n°..., una sorta di riproduzione del tema trattato nella chat (nel progetto grafico si sente la mancanza di un editor). 
   La qualità dei contenuti, frutto degli stimoli reciproci fra compagni, ha toccato argomenti di un certo rilievo. Qui non possiamo che toccarne qualcuno. Da promotore o compartecipe il magister è sempre presente, senza mai essere presuntuoso o saccente, offre il suo punto di vista con citazioni colte, spontanee e di grande effetto. 
   
   Tanti i temi presenti, dal razzismo all'immigrazione, dall'esistenza dell'anima al tempo, dalla religione alla giustizia, dalla scienza all'etica.  Alcuni sono trattati in maniera appassionata e colta, per esempio il problema del Male, "Unde Malum", dove non mancano gli spunti sulla stretta attualità, dalla guerra in Ucraina, ad Hamas-Israele, per poi passare da un percorso filosofico che tratta con consapevolezza  spunti che vanno da Platone a Socrate, da  Sant'Agostino, a Leibniz, a Kant, con l'immancabile  Seneca e le sue lettere a Lucilio. Poi un altro punto che fa capolino in più di un "Intervento" è la questione sul razzismo sulla quale il magister, in due passaggi esprime, inequivocabilmente, il suo di pensiero"....Solo un ignorante in biologia può credere nella "razza pura"" e poi ancora "prendetevela con l'ideologia, ma, per carità, non con la biologia". 
    
           Viaggio d'istruzione a Vico Equense a.s.1969/70 ".....Partiamo in 340 e in 340 dobbiamo tornare. Né uno in più né uno in meno...." le parole fatidiche di Jachino alla stazione prima della partenza

  Noi siamo del parere che non c’è un momento buono per incontrarsi con i compagni con cui hai vissuto anni spensierati e meravigliosi: è sempre il momento buono e giusto. Si sente il bisogno di un'autenticità ed una semplicità perdute. Questo scambio di pensieri fra compagni e questi rapporti, che con buona volontà si riescono a tenere saldi, restituiscono frammenti di felicità. Anche se parliamo di momenti, hanno una loro magia, un'energia che rispetto ai beni materiali, che ci passano per le mani, non hanno nessuna equivalenza. In fondo in fondo queste persone non sono mai uscite dalla nostra mente, come a dire, dalla nostra vita.

  

Salvatore Spallina






 

venerdì 31 gennaio 2025

"LA SCIENZA SI REALIZZA PIENAMENTE QUANDO DIVENTA PATRIMONIO DI TUTTI"

                                                     



“…..il punto non è tanto conquistare la vetta programmata ma far tesoro di tutto quello che impareremo lungo il cammino per raggiungerla”(E. Cattaneo).

   Per capire bene “lo spirito” di questo libro e farsi attraversare dallo stesso in tutte le forme che poi assumerà, bisogna cominciare a leggerlo dalla postfazione. Poi sistemare in alto, in modo che fuoriesca dal libro, un piccolo post-it giallo nella pagina relativa ai contatti, quindi tuffarvisi dentro a mente libera e godere di tutti i suoi magnifici contenuti.   

   Nella postfazione, Elena Cattaneo, la professoressa, da quando pubblica dei libri, ha deciso di parlare molto di sé, della propria storia personale e professionale, una sorta di mini romanzo di formazione. Diciamo questo perché, è molto bello leggere  il suo percorso di vita e di studi e come si intrecci, in modo non meno intenso ed interessante, con quello delle scienziate che lei ha intervistato e della quali racconta i momenti più salienti e importanti delle loro vite e delle loro carriere.

   Obiettivo primario di tutte, Cattaneo compresa, è la bellezza, la meraviglia della scoperta. Essa contiene molteplici aspetti che vanno ben oltre il risultato finale. Dentro essa, se possiamo dirlo filosoficamente, c’è un mondo. Un mondo fatto di passione, curiosità, dedizione, voglia di comprendere, di scoprire frammenti del mistero che ci circonda, che affascina, spinge a continuare la ricerca……e poi, qui sta la magia e la grandezza di ogni scienziata/o che si rispetti: condividere con gli altri la propria scoperta per crescere insieme, ma anche per avere conferma della bontà del procedimento.  

  Fra qualche giorno, esattamente l'11 febbraio, ci saranno i fari puntati sulla “Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza”, i contenuti di questo libro sono incentrati su questi temi. Noi crediamo che gli intenti delle protagoniste in parte si siano realizzati nelle vite professionali, mentre le migliori aspirazioni restino proiettate nel lungo termine verso quei valori profondi che ancora non trovano la loro giusta realizzazione. Un passaggio sugli stereotipi di genere, il cosiddetto gender-gap, emerge, molto bene, nell'introduzione del libro, nella conversazione, proprio sul tema, con Camilla Gaiaschi.  E a ragione: sia in EU che in Italia, c'è poco spazio per le donne, tanto da auspicare anche "una quota donna nelle competizioni elettorali accademiche". 


                                        
                                                                        Elena Cattaneo

                                             Mariafelicia De Laurentis

Mi concentro sulle competenze e sul talento intellettuale invece che sui pregiudizi……credo tutti possano eccellere grazie alle proprie capacità….”

   M. De Laurentis ha lavorato al progetto internazionale EHT (Event Horizon Telescope),  un'equipe che ha riunito "una serie interconnessa di radiotelescopi in tutto il mondo, in allineamento perfetto. Un orologio atomico, talmente accurato che su un periodo di 100 milioni di anni può al massimo avanzare o ritardare di un solo secondo, ha scandito il tempo ed  il team. Il 10 aprile del 2019, ha mostrato al mondo l'immagine di un buco nero". "Mi sono commossa - confessa alla Cattaneo -, il frutto del nostro lavoro fatto di sinergia, cooperazione, collaborazione e tanto sacrificio". 

   Nel marzo del 2024 gli studiosi dell'EHT hanno ottenuto un'immagine del buco nero della Via Lattea che si trova a 25.000 anni luce da noi. Studiare ed acquisire questi segreti anche tra centinaia di miliardi di galassie nell'Universo osservabile, ha un ritorno incredibile nel progresso tecnologico che ci troviamo fra le nostre mani, inconsapevolmente. Le fotocamere digitali, i sensori di immagini del nostro smartphone, quelli utilizzati nelle nostre auto, le telecamere per la videosorveglianza, le comunicazioni satellitari, l'uso del GPS, utile per la navigazione, sono applicazioni figlie di queste ricerche!!.

   A noi ha colpito una riflessione che Mariafelicia ha collocato nel bel mezzo di tutte le domande cruciali intorno all'Universo dentro il quale il pensiero può provare a pensare che per l'uomo è possibile trovare il modo di essere felice.

                                                          Simona Lodato

"Conoscere l'ignoto che ci abita....immaginare l‘impossibile, attivare il pensiero out of the box" (fuori dagli schemi)

   S. Lodato è convinta che la via più giusta nell'investigare, come "pioniere ignoto nello Spazio" sia quella di abbandonare "aspettative e preconcetti....". Continuare a lavorare con ciò che non si vede, perchè, a suo modo funziona ed affascina, per continuare "a mappare la composizione cellulare della corteccia cerebrale, controllare le nostre funzioni cognitive, investigare i meccanismi molecolari che ne guidano lo sviluppo...... e poi ancorarsi alle certezze scientifiche". 
   
   Questo gran lavoro ha come fine l'osservazione del cervello umano adulto e in sviluppo "per identificare i percorsi deviati alla base delle condizioni patologiche". Il suo lavoro si è arricchito scientificamente con le collaborazioni all'estero, in particolare con quello svolto ad  Harvard,  presso lo Harvard Stem Cell and Regenerative Biology Department, " sui meccanismi che controllano l'interazione tra le cellule nervose durante lo sviluppo e che influenzano la suscettibilità a diverse malattie". 
   
  Poi gli studi avanzati sugli "organoidi celebrali" - dice Simona - "ci danno la possibilità di sviluppare piani farmacologici o terapeutici per diverse malattie". L'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e Humanitas University sono suoi punti fermi di riferimento, ma proficuamente continua  la collaborazione con "colleghi in settori apparentemente lontani come biomedicina ed ingegneria tramite tecniche di bioprinting in 3D". 

                                                          Miriam Melis

 "....è importantissimo capire se c'è qualcosa che non va nella preadolescenza, in modo da rendere resistenti a eventi avversi (quali stress, traumi, e sostanze di abuso) coloro che sono a rischio" -  “Mi è capitato spesso di essere l’unica relatrice donna in un simposio durante un congresso scientifico” 

  Entrare in un laboratorio e innamorarsi della ricerca. È proprio questo quello che è successo a Miriam  Melis. Infatti lei aveva dato, idealmente, al suo papà la risposta alla domanda ricorrente: cosa ti rende felice?  Quello che sto facendo, essere una ricercatrice scientifica, questo  lavoro mi sta rendendo felice.

   Quando, dopo i primi percorsi di studi fra Sicilia ed Abruzzo e la laurea, le viene offerta l’opportunità, nella sua Cagliari, di far parte di un gruppo di ricerca nella scuola di farmacologia, Miriam abbraccia con entusiasmo le neuroscienze e si appassionerà viepiù al suo lavoro di elettrofisiologa. Infatti dentro la sua specializzazione rientrano gli studi della dopamina, una molecola “implicata nella regolazione di diverse funzioni cerebrali, incluse quelle motorie, e delle tossicodipendenze”. Il suo campo di ricerca è relativo a certi disturbi mentali come effetti secondari nell’assunzione di certe sostanze ed al fatto che il suo campo d’indagine venga trascurato perché borderline e ad appannaggio di gruppi di potere o di implicazioni socio-politiche per cui la stessa informazione la mette ai margini dei suoi circuiti. 

   Miriam con l'equipe del prof. Gian Luigi Gessa porta avanti gli studi nelle neuroscienze che si stanno lasciando alle spalle le risposte su quel campo relative agli anni novanta. I sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici prodotti dagli abusi anche della cannabis erano entrati nel manuale statistico e diagnostico(DSM). "Fino ad allora il tossicodipendente era visto come un individuo debole, un vizioso, che non voleva davvero smettere, perché altrimenti con la forza di volontà ci sarebbe riuscito". Forza di volontà e autocontrollo "non sono interruttori che possiamo accendere e spegnere a piacimento.....ci sono precisi circuiti predisposti a tale scopo...affinché le specie siano preservate". Con le nostre ricerche "stavamo riscrivendo i libri.....su cui avevamo studiato qualche anno prima".         

                                                           Alessandra Gentile

                         “Se non ci fosse l’innovazione non ci sarebbe agricoltura

   Alessandra è professoressa ordinaria di Arboricoltura all'Università di Catania, ha a cuore la protezione dei frutti del Mediterraneo. Certo nell'innovazione nell'agricoltura ci crede!! Infatti non si è arresa davanti agli ostacoli che da tempo la politica italiana mette in campo per fermare le sue ricerche.  Avrebbe voluto sperimentare in un campo delle piante geneticamente modificate per combattere il malsecco (la malattia dei limoni). "Malusiccu n’avemu?", è la battuta che circola fra gli imprenditori agrumicoli siciliani, ma "i governi di ogni colore, senza alcuna ragione scientificamente fondata lo hanno impedito". 

   ".....agrumi, vite, carrubo, mandorlo, olivo. Con il mio gruppo di ricerca ci occupiamo anche di caratterizzazione molecolare, di studi di genomica, applicazioni per la tracciabilità delle produzioni, valorizzazione della biodiversità ancora presente". "In un agrumeto...se impiantato da molti anni, è possibile che si trovino delle branche mutate  i cui frutti hanno caratteristiche mutate rispetto al resto della pianta". 

  È così che sono stati selezionati moltissimi cloni di arancio Tarocco.......impiantando i più idonei in funzione degli ambienti di coltivazione". Utilizza cellule e tessuti in vitro per la realizzazione di programmi di miglioramento genetico mediante biotecnologie....per superare il collo di bottiglia per l'applicazione di moderne tecniche". Fino a giungere a dover sperimentare e far concludere in Cina, dove non è presente il malsecco, l'eventuale acquisita resistenza al fungo che causa questa malattia". 

   Veramente interessante è la lettura intorno a "Ris8imo", raccontata dalla Gentile, una varietà di riso geneticamente modificato,  realizzato dalla prof.ssa Brambilla, ricercatrice dell'Univ. di Milano, finalmente autorizzato alla sperimentazione sul campo e....ignoti ecoterroristi (sic!) devastano il campo, appena due giorni dopo, ma diverse piantine si sono salvate....e la sperimentazione continua.

                                                          Costanza Miliani

                                                         "Svelare l'invisibile"

   Può sembrare magia, ma non non lo è, il MOBLAB. Un laboratorio mobile, che porta la chimica nei beni culturali. La sua creazione scientifica. Così la direttrice dell'Istituto di Scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale per le ricerche (CNR), Costanza Miliani,  inventa una sorta di metodo innovativo di studio del nostro patrimonio artistico. Bisogna invertire le parti. Invece di portare le opere in laboratorio per esaminarle, bisogna portare il laboratorio nei luoghi del patrimonio artistico e prenderle in esame. 

   Poi "la scienza dei materiali", aiutata da un modo nuovo di intendere la chimica ci aiuterà ad aprire nuovi varchi temporali per arricchire le ricerche archeologiche e storico-artistiche. Ci aiuterà a comprendere la genesi di opere e materiali. Si potranno ricostruire particolari fino ad allora sconosciuti e comprendere cosa abbia portato l'artista a dare quel particolare tocco di pennello, a scoprire quale particolare messaggio voleva trasmetterci o perchè il tocco successivo, nello stesso punto, ha reso quell'opera immortale. 

   Così i colori più reconditi di un blu di un quadro di Raffaello possono essere scoperti nel loro nucleo originale attraverso alcune molecole di CO2, con  la "spugna sodalitica". Lo strumento sarebbe in grado di aiutarci a decifrare i dettagli. E magari da un particolare come questo si può risalire al lampo di genio che ebbe l'artista in quell'istante, quando andò a modificare il tocco che in precedenza aveva impresso in quel punto dell'opera.

                                                        Catalina Oana Curceanu

                            ” I fallimenti , se ci sono stati, me li sono dimenticati"  

   Queste parole di Catalina, nella mente della Cattaneo, sembrano fare il paio con quelle a lei ben note e molto care di Rita Levi-Montalcini "… le difficoltà me le sono scrollate di dosso come acqua sulle ali di un’anatra”. Sembra proprio il giusto atteggiamento da tenere nei momenti di grande difficoltà cui una scienziata può andare incontro e che a molti giovani studiosi potrebbero tarpare le ali o scoraggiarli fino a mollare. "I fallimenti ci sono sempre stati, se ci sono stati, me li sono dimenticati", appunto. 

   Nel laboratorio sotto le montagne del Gran Sasso, dove con altri esploratori dell'Universo "svolgiamo meravigliosi esperimenti", il posto di ricercatrice se l'è conquistato con lo studio, il lavoro, l'abnegazione con la quale aveva cominciato la sua esperienza di studio in un liceo in Romania. Poi con la fisica quantistica all'Università, sempre in Romania. Nel 1991, all'Istituto nazionale di fisica nucleare, una borsa di studio le consentiva di restare a studiare per un mese. Ebbene da allora " ho trascorso più anni in Italia che in Romania......mi sento profondamente europea e cittadina del mondo". 

   Oggi è dirigente di ricerca nella sede di Frascati e lavora anche ai laboratori del Gran Sasso, (in Abruzzo, a L'Aquila), scrive la Cattaneo. La fisica quantistica continua ad affascinarla, anche noi ne siamo "presi".  Sa che i successi nella ricerca si condividono: "un buon gruppo di ricerca è come un'orchestra: non solo devono essere tutti bravi a suonare, ma devono saperlo fare insieme..... i fenomeni quantistici sono come una sinfonia".

   E poi se ai congressi di fisica  " ci si arriva tutti ben vestiti, gentili, educati e si finisce spesso a un passo dal lanciarsi le sedie", è presto detto: fa parte del miglior metodo scientifico, cioè "mettere costantemente in discussione ogni certezza, anche quelle a cui si è più affezionati", suggerisce la Cattaneo.   

                                                          Alessandra Mascaro

Margaret Mead: "aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia" - Un video mostra che Suzee cura la ferita di Sia - 

   Le mangrovie, gli acquitrini, la foresta del parco del Loango, in Gabon, sono state e sono un suo  preciso punto di riferimento da studiosa. Nella vita, a dire il vero la sua prima esperienza sul campo, per Alessandra Mascaro, fu la campagna calabrese; "passavo molto tempo a osservare e nutrire animali", racconta ad Elena Cattaneo, poi il tirocinio per la tesi di laurea in Scienze naturali all'Università di Bologna. Al centro di ricerca di Monte Adone avvenne il primo incontro con gli scimpanzé. Poi la specialistica in Biologia evoluzionistica a Padova. 

   A seguire l'esperienza di Loango e la collaborazione con vari team di una ONG legata alle Università di Osnabruck e di Bochum, in Germania. Il tema su cui la discussione è aperta, anche con i suoi contributi, parte dalla osservazione, con il relativo dibattito scientifico, sulla scoperta che degli scimpanzé feriti sono stati aiutati, nella "cura" di parti del corpo ferite, da altri membri del gruppo. Un particolare: è normale saper selezionare, fra i tanti insetti, quelli "giusti"?, "catturarli"? e, dopo averli appoggiati alla bocca, applicarli sulla parte ferita del corpo?. L'operazione si è ripetuta ed altri individui del gruppo si avvicinavano per "osservare". Ci sono gli scimpanzé dottori? si potrebbe dire provocatoriamente!!! Dicevamo il dibattito è aperto come si sostiene nel libro.

  "Collaboriamo con un team di esperti genetisti, tassonomisti, e biochimici in grado di svolgere analisi più mirate sui campioni collezionati, e con un team di esperti botanici per l'identificazione delle specie vegetali che gli scimpanzé utilizzano per pulire le ferite".

                                                          Maria Giovanna Durante

Studiare la liquefazione del terreno nel perdurare delle scosse del suolo serve ad imparare a conoscere l'elemento su cui gli uomini costruiscono edifici. Conoscerla per poter “superare indenni i terremoti del futuro”.......e la paura

   Però può avvenire il miracolo, un miracolo scientifico, senza bisogno di sentirsi "come Dei": la struttura in elevazione che sta nelle sabbie mobili non subisce danni.

   Le tante esperienze pregresse sono state oggetto di studi ed approfondimenti, dai terremoti della California,  a quelli della Nuova Zelanda, al Giappone. "Anche in Italia abbiamo avuto fenomeni di liquefazione: l'ultimo in ordine di tempo si è verificato a seguito del terremoto del 2012 in Emilia Romagna, dove intere aree ne sono rimaste interessate, e in alcune di queste si è generato anche un significativo lateral spreading (perdita di resistenza)". 

   Naturalmente tanti altri elementi importanti ed interessanti, raccolti negli incontri tra Maria Giovanna Durante, ingegnera che studia la terra,  ed Elena Cattaneo, i lettori li troveranno nel libro. Noi vogliamo solo accennare ad alcuni elementi chiave. Il primo, "c'è bisogno di superare indenni molti terremoti in futuro, affinché un giorno, li si possa considerare come eventi non distruttivi", poi il ricorso alle ultime risorse tecniche, come AI (intelligenza artificiale), i super computer, i satelliti, la ricostruzione in 3D, i droni. 

   Lei è una scienziata che il mondo ci invidia, fra tante opzioni possibili all'estero ha scelto l'Università della Calabria, a Cosenza. Le linee guida antisismiche del "modello Durante"  sono state applicate alla costruzione dell’Intuit Dome, la nuova arena della squadra di basket dei Los Angeles Clippers, nel sobborgo di Inglewood, a Los Angeles, in California. 

                                                                  Silvia Ferrara

   Dopo la parola, la mancanza di armonia dentro i gruppi primitivi ha spinto le donne e gli uomini ad inventare la scrittura come strumento cui associare le immagini e l’immaginazione

   Noi uomini parliamo da 150.000 anni, scriviamo da soli 5.000 anni. Gli studi e le ricerche di S. Ferrara ci aiutano ad abbattere, in un colpo solo, i primati, gli egoismi e quant'altro la presunzione umana pone fra sé, la ricerca della verità e della bellezza. 

   Silvia, filologa classica, insegna filologia micenea e civiltà egee all'Università di Bologna. I suoi studi scientifici sulla origine del bisogno della comunicazione scritta sgombrano il campo dal primato empirico che le invenzioni umane siano SOLO il frutto di esigenze pratiche col fine di  migliorare e meglio realizzare la propria persona.

    Per esempio alcune tavolette ritrovate nell'Isola di Pasqua in Nuova Guinea, datate intorno al XV secolo, attraverso la tecnica al radiocarbonio, ancora da decifrare, possono dirci qualcosa di diverso da quello che ci potremmo attendere, visto che la prima presenza europea sull'isola è avvenuta non prima del 1722.

   Poi ancora ci dice che "Creta ha ben tre scritture non ancora decifrate". Nel mondo ce ne sono una dozzina. Nel lavoro che Silvia Ferraro continua  a svolgere ci sono i contributi avanzati di deep learning, una tecnica con modelli 3D, con l'uso di un laser scanner potentissimo. In particolare sulla scrittura dei numeri, in sospeso da 120 anni, per capire che valore matematico avessero i segni con cui la Lineare A indica le frazioni". C'è voluta la collaborazione di ingegneri, linguisti, archeologi,  informatici, anche " per 16 ore di seguito, senza pause, da remoto e da vicino (ma con le mascherine, visto che si era in piena pandemia)".  

   Lei parte dall'assunto che " la necessità non è quasi mai la madre dell'invenzione" e cerca di condurci per mano verso la consapevolezza che "la scrittura nasce come sperimentazione, è una scintilla. È l'omofonia che permette di estendere il sistema grafico. La gestione delle città o i sistemi di rendicontazione arrivano dopo". Come a dire - sostiene - "condividere e comunicare viene prima di amministrare".

   Quando una parola scritta rinvia, vogliamo dire noi, va a suscitare una visione mentale, qualcosa che assomiglia all'interazione fra la  parola scritta e l'immagine correlata,  vista nella mente. Lo scritto non contiene l'immagine ma la suscita ed è un evento senza eguali.

                                                 Vincenza Colonna

Dalla lettura del DNA la chiave per una medicina personalizzata” (un sogno!!!!)

   Vincenza è una genetista ed esperta bioinformatica, specializzata in genetica della popolazione. Continua  a lavorare sullo studio del "pangenoma", una sorta di rivoluzione atta a descrivere la variabilità della specie umana. Un progetto che conta sulla collaborazione di più di cento scienziati di ogni parte del mondo e che ha potuto contare su una spesa di diversi miliardi di dollari. Partita dal Consiglio Nazionale per le Ricerche di Napoli, con cui ancora adesso collabora, oggi Vincenza Colonna è "professoressa associata nel dipartimento di Genetics Genomics and Informatics della University of Tenessee (USA) e dirige la biobanca di oltre quindicimila campioni di DNA raccolti nella multiculturale città di Menphis".

   Gli studi di Vincenza sono finalizzati a cercare il motore dell'evoluzione, ovvero le mutazioni del genoma "perchè siamo esseri mutanti" e la genomica permette di osservare l'evoluzione senza una ipotesi a priori. I sequenziatori (strumenti informatici) "leggono, una per una tutti i 3,2 miliardi di lettere che in successione formano il genoma. Un patrimonio ben più vasto rispetto ai 30.000 geni che stanno dentro di noi. Le lettere in specifiche posizioni differiscono da individuo a individuo, circa 4-5 milioni e possono determinare un tratto fisico, un rischio maggiore o minore di contrarre una malattia, condizionare la risposta ai farmaci".

   Prima di chiudere questa lunga recensione volevamo porre l'accento sulla incomprensione che si riscontra nel dibattito pubblico quando la ricerca deve far ricorso al contributo degli animali nella sperimentazione.

  Se oggi si curano malattie infettive mortali, si attenuano dolori lancinanti, si stabilizza l'umore dei malati, si portano a remissione alcune forme di cancro, si salvano le vite di tante persone, lo si deve al lavoro svolto anche sugli animali, diciamolo a chiare lettere. Moltissimi sconoscono l’amore che i ricercatori ci mettono nell’allevarli e quale compassione provano quando questi piccoli amici, a seguito di alterne vicende di collaborazioni, li lasciano.  

   I contenuti di questo libro li abbiamo spesso associati ad un verso di questa bellissima canzone di Pino Daniele, dedicata ad una città che ha saputo e sa racchiudere dentro di sé il concetto di “scoperta”.  La canzone è “Napule È , il verso, “Napul’è mille culure”. A noi, fra le decine di interpretazioni, di versioni, di arrangiamenti piace questa: https://www.youtube.com/watch?v=Z0OMIKVHhrE - Pino Daniele – Napule E' (feat. Mina)




Salvatore Spallina

Elena Cattaneo, farmacologa e biologa, è Accademica dei Lincei e docente all'Università degli Studi di Milano, dove dirige il laboratorio di biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative. Ha pubblicato più di duecento articoli scientifici sulla Corea di Huntington, malattia neurodegenerativa sulla quale lavora con l’obiettivo di rallentarne il decorso o bloccarne l’insorgenza. Nel 2013 è stata nominata senatrice a vita, terza donna dopo Camilla Ravera e Rita Levi-Montalcini. Ha pubblicato, in collaborazione con José De Falco e Andrea Grignolio, “Ogni giorno. Tra scienza e politica”, Edizione Mondadori; “Quasi un compleanno”,  Il Leggio - Libreria Editrice; “Armati di scienza”, “Scienziate”, Raffaello Cortina Editore.

Note:  le scienziate in ordine di presentazione nel libro:



                     
              Mariafelicia De Laurentis - mariafelia.delaurentis@unina.it


                            
                             Simona Lodato - simona.lodato@hunimed.eu


                                    
                                                  Miriam Melis - myriam@unica.it

                                      
                                     Alessandra Gentile - alessandra.gentile@unict.it

                                                  
                                               Costanza Miliani - costanza.miliani@cnr.it

                                           
                                   Catalina Oana Curceanu - catalina.curceanu@lnf.infn.it

                                                       
                        Alessandra Mascaro - alessandra.mascaro@uni-osnabrueck.de

                                                
                            Maria Giovanna Durante - mariagiovanna.durante@unical.it

                                    
                                              Silvia Ferrara - s.ferrara@unibo.it



                                             
                                              Vincenza Colonna - vincenza.colonna@igb.cnr.it



 

domenica 22 dicembre 2024

DAI QUADERNI PUÒ SBOCCIARE LA SPERANZA DEL PERDONO






   A noi sono sempre piaciuti i romanzi di formazione. In essi le scrittrici/scrittori finiscono per aprirci i loro bauletti nitidi di ricordi nei percorsi che hanno caratterizzato i tratti più importanti delle loro vite. I loro giuochi, gli amori, le amarezze giovanili, i libri letti,  i sogni, le amicizie e tante altre cose originali.

   Ci offrono integra l’anima di chi scrive, la loro più profonda fondazione e struttura etica, ma, nello stesso tempo, una gioiosa e infinita voglia di volare……non solo con la fantasia.

   “Come un fiore sul quaderno” di Isa Grassano, “Una sorella è una sorella e ci fa compagnia nei pensieri. Talvolta ci cambia la vita.” Giraldi editore, non tradisce nulla su quanto già detto.


                                                                Isa Grassano

   Il romanzo affronta le tematiche della crescita, della identità, della solitudine e delle relazioni familiari di tutto il mondo di Speranza. Nel romanzo Speranza, da adulta, gestisce un ristorante di cucina lucana nella Riviera Romagnola. Oltre ad un menù che offre "piatti nostalgia", con manicaretti e prelibatezze solo lucane, alle pareti del locale ci sono una serie di quadri che richiamano luoghi e territori della sua Basilicata (vedi note). La protagonista, voce narrante, la troviamo insieme al nipotino Filippo, co-protagonista, instillatore e fomentatore dei suoi momenti mnemonici. Noi, così come Filippo, chiameremo zia Spery/Speranza, Spery.

   Il racconto/verità  ruota attorno a Spery, una ragazzina di 10 anni che si trova a interagire con una sorella più grande, Rosa, che per una serie di circostanze non ha mai incontrato.

Certo quello che potrebbe sembrare un bell'espediente narrativo, molto potente, purtroppo è la realtà vera che la piccola Spery vive in famiglia. La sorella fantasma, come la definiscono gli amici di classe di Spery,  sembra incarnare un modello di perfezione in tutto (bella, alta, brava, che studia in un collegio, in Svizzera, nel quale, nel contempo lavora per pagarsi gli studi).

                       
                                                            Isa Grassano

   Ecco, l’elemento centrale creato dal padre, in una sorta di conflittualità mentale  evidenzia, forse per troppa timidezza ed ignoranza, il distacco e l'idealizzazione da parte del genitore nel voler creare un modello ad una bambina in uno schema immaginario.  Allo stesso tempo il padre rimuove la difficoltà di dover  comunicare con lei in modo diretto. Quest’ultimo aspetto gli sembra, in qualche modo, migliore per nutrire la sua piccola di illusioni e poterla stimolare più di quanto lui fosse stato in grado di fare. Non è da trascurare la assurda complicità della madre e di un fratello di poco più grande.

  Le vicissitudini che vive Spery nell’affrontare le tematiche della sua crescita culturale, psicologica e relazionale non saranno semplici, tutt’altro.  Spery entra in una sorta di trappola non voluta quando inopportunamente in un momento di giuoco con la sua più cara amica, Lucia, le esce di bocca la parola Rosa, “come mia sorella”. Da quel momento sarà un susseguirsi di vicende, di lettere, che il padre è costretto a scriverle, di mancati arrivi ed attese che rendono il racconto avvincente e affatto scontato nello svolgersi della vicenda.

  Craco (MT) - ghost town Italy - vedi note

   Isa Grassano non fa sconti nel racconto. Fra sfumature  delicate e profondi giudizi, fa uscire dalla mente di una ragazzina di provincia, con un contorno culturale all'apparenza modesto, delle verità e dei pensieri cui guardare con attenzione. Poi ci hanno colpito l’ironia, l’autoironia e tanti momenti di una ilarità contagiosa. 

   Noi faremo cenno solamente ad alcuni tratti del romanzo lasciando al lettore il piacere di andare a scovarne altri non meno interessanti e godibili. Il primo ci fa notare l'arguzia  di Spery quando in chiesa le mamme recitando il Rosario e ad un certo punto pronunciano:......... Prega, per noi, prega per noi, prega per noi. Rosa Mistica, prega per noi. e lei dentro di sè  "...quanto era più fortunata di me? Aveva persino uno spazio nelle preghiere. Possibile che non c'era una Regina della Speranza, una Speranza Mistica o qualcosa di simile?". Il secondo è quando compie il suo viaggio "sentimentale", diciamo noi, a Lugano, da sola, compiuti i diciott'anni, nei luoghi descritti nelle lettere di Rosa e divenuti a lei cari, per andare a visitare gli stessi percorsi compiuti da Herman Hesse. Per poi  scrivere su un block-notes, sulla sua tomba una frase di addio a Rosa " ........nonostante tutto ti ho amata....." e con questo addio, sfumata la rabbia oramai dentro di sè, "era pronta" a perdonare il padre.

   Piace a Isa, e noi condividiamo con lei, la frase di Pablo Neruda: «È vietato non cercare la tua felicità».


Salvatore Spallina


Isa Grassano, orgogliosamente lucana, vive da molti anni a Bologna. È una giornalista freelance, professionista.

Ha collaborato e collabora con importanti testate giornalistiche nazionali: “I Viaggi di Repubblica”, il settimanale “Intimità”, «Il Venerdì di Repubblica», «Elle», «Qui Touring», «VdG magazine», «Weekend In Auto» e la testata on line Tgcom Mediaset. Tiene corsi di formazione per l’Ordine dei Giornalisti, è tutor al Master in Giornalismo di Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

Con Newton Compton Editori ha pubblicato: “101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita”; “Colazioni da Tiffany”; “In viaggio con le amiche”; “Forse non tutti sanno che in Italia..... Curiosità, storie inedite, misteri, aneddoti storici e luoghi sconosciuti del Belpaese”.

Con Giraldi Editore ha già pubblicato: “Amantidistanti”; “Un giorno sì un altro no”; “Book Sun Lover”.

Note:

- Durante la lettura del romanzo in certi momenti di sconforto di Spery abbiamo associato ad essi questa bellissima canzone di SamueleBersani: Harakiri - https://www.youtube.com/watch?v=vRoLujJD568    

- Il 16 dicembre su raipaly è andato in onda un programma sulle Ghost Town e si parlava proprio di Craco, un interessante servizio, ecco il link: https://www.raiplay.it/video/2017/11/Ghost-Town-E3-Craco-b780cce9-620d-4fff-8124-af05eca45baf.html